Il Tirreno

La cultura si inchina al prof Loris Bononi

di Fabrizio Palagi
La cultura si inchina al prof Loris Bononi

Celebrati in Duomo a Carrara i funerali del letterato lunigianese «artefice del rilancio di un territorio che tanto amava»

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CARRARA. Una bara di legno chiaro, quasi al grezzo, con sopra un piccolo cuscino di fiori. Questo l’arredo funebre che certamente avrebbe voluto il professor Loris Jacopo Bononi, deceduto nella giornata di lunedì scorso all’ospedale di Carrara.

Ieri mattina, sotto le austere volte del Duomo di Carrara, il mondo della cultura, ma non solo, ha reso l’estremo saluto al grande letterato che, da anni, aveva scelto di abitare nel castello di Castiglione del Terziere, in quel di Bagnone e che, come da suo lascito, ne accoglierà le ceneri. Un castello fatto rivivere da Bononi quando decise di ricostruirlo dai propri ruderi.

Loris Jacopo Bononi, 83 anni dedicati allo Studio a tutto tondo, come conferma la immensa biblioteca da lui allestita nel suo castello.

«Con la scomparsa del professore Jacopo Loris Bononi perdiamo il cantore più alto della Lunigiana e a lui, anima straordinaria della nostra terra, rivolgo un saluto doloroso ma pieno di riconoscenza per ciò che il suo pensiero profondo e irriverente ha lasciato a questo tempo; di lui non rimangono solo opere e parole» così ha detto Marino Fiasella, commissario straordinario della Provincia della Spezia, ieri mattina presente, accompagnato dal gonfalone della Provincia, alle esequie di Bononi.

Accanto a lui, il sindaco di Rocchetta Vara, Riccardo Barotti, Comune di cui Bononi era cittadino onorario. Poi gli stendardi dei Comuni di Fivizzano e Bagnone, rispettivamente rappresentati dall’assessore Vittorio Marcelli e dal sindaco Gianfranco Lazzeroni.

Ampio il mondo della cultura apuo-lunigianese frammisto alle oltre duecento persone che hanno assistito al rito funebre. Tra gli altri sono stati scorti Giuseppe Benelli, Germano Cavalli, Riccardo Boggi, Duino Ceschi, Luigi Camilli e Beniamino Gemignani.

Presenti anche il fratello, Eugenio Bononi, fondatore, assieme a Loris, del museo della Stampa di Fivizzano. Poi il nipote Jacopo e la vedova, Giuliana Lucchini.

La Messa funebre è stata concelebrata da don Bernardo Marovelli, parroco di Fivizzano e da don Raffaello Piagentini, reggente la parrocchia carrarese del Duomo.

Nell’omelia funebre, don Bernardo ha richiamato alcune frasi di Sant’Agostino «per tracciare la multiforme figura di Loris Bononi», quello stesso profilo che, a Messa terminata, l’avvocato Luigi Camilli ha intensamente descritto nel leggere la sorta di ultimo messaggio che il professore ha rivolto a chi lo amava e conosceva, imperniato sulla sintomatica frase «Morirò in autunno».

Un saluto postumo al quale i molti convenuti hanno risposto con un applauso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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