Un botto improvviso l’acqua sfonda la porta
Una valanga di fango e detriti si abbatte su Romagnano alle 3 del mattino Decine di case sommerse e una mezza collina frana su un condominio
MASSA. «A sian bagni». Elio Bigi, lunga barba arruffata dalla notte insonne, viso biblico solcato dai suoi 78 anni, si appoggia al bastone e fissa quel che resta del suo giardino. «Sono tanti, i miei anni, ma una cosa così non l’avevo mai vista».
Sono circa le 10 di domenica mattina e via Pratta, il cuore ferito di Romagnano, è un letto di torrente con gli argini al posto dei muretti dei giardini, l’acqua che affiora dai mille sorgenti dei tombini e i mille affluenti dei tubi che pompano fuori l’acqua dagli scantinati. È questa una delle strade più colpite della frazione, “colpevole” di essere conficcata nella biforcazione tra i due fossi esondati, il Cocombola e il Pernice, che qui si uniscono per diventare il torrente Codupino.
Tutti sono al lavoro dall’alba, con i piedi sprofondati nella melma, le facce umide di pioggia, sudore e lacrime. Tutti calzano stivali di gomma e imbracciano pale e tiraacqua. Nessuno ha chiuso occhio: dalle 23 della sera prima non hanno smesso di osservare il cielo, hanno visto la pioggia trasformarsi in diluvio poi il botto, quando erano circa le 3. E l’acqua che cambia improvvisamente direzione e, invece che da sopra, piomba di colpo nelle case scavalcando i recinti e sfasciando le porte.
Come una mareggiata. Davanti alla casa della famiglia Santucci sembra essere appena passata una mareggiata: tronchi, detriti, radici, pezzi di plastica che l’acqua si è portata via. E dietro casa, nel giardino, un’alta coltre di fango ancora intatta, dove nessuno ha osato affondare gli stivali. Prima c’è da pensare alla casa, completamente sott’acqua. «Abito nel seminterrato – spiega Daniele – . L’acqua è arrivata all’improvviso, ha sfondato le porte e in dieci minuti ha allagato tutte le stanze. Ho fatto appena in tempo a prendere per un braccio mia figlia di 17 anni e portarla fuori. Abbiamo perso tutto». Il fiume è piombato nel cortile trascinando via la jeep parcheggiata davanti casa. L’ha spostata di cinque metri e fatta girare su se stessa. In sette provano a spostarla. «Dopo la mettiamo in garage». «Ma questa non è più buona». «Magari aspettiamo che si asciughi prima di accenderla».
Contro di “lui”, niente da fare. La signora Concita, ancora avvolta nella sua vestaglia celeste, guarda smarrita la strada dal patio. «Stanotte c’era un fiume al posto della via», racconta. Ora riesce a vedere la strada: la recinzione di mattoncini del suo giardino si è volatilizzata e la casa è un tutt’uno con il resto del quartiere. «D’altronde contro di “lui“ non ci possiamo fare niente», dice rassegnata.
«Li avevamo messi in guardia». Non la pensano così i dirimpettai. «Lunedì ho scritto una lettera al sindaco Pucci – spiega Pietro Angeloni – per avvertirlo che qui, alla prima pioggia forte, si allagava tutto. Poi non ho avuto occasione di mandargliela». «Mio suocero – spiega il suo vicino di casa – c’è morto di crepacuore. Nel 1982 ha fatto causa al Comune perché il ponte che hanno costruito sul fosso qua dietro era abusivo. Ha perso sia la causa che l'appello. E noi siamo qui a spalare». Anche la signora Mirta Geroni, 72 anni, di appelli ne ha lanciati. «Sa quante raccomandate ho scritto al Comune, anche con l’avvocato? E ora guardi che disastro», dice mentre solleva un lembo che spunta dal fango del soggiorno e ne tira fuori il tappeto.
Un letto di 12 metri portato a 3. Il canale Cocombola è passato da 12 metri di larghezza a 3-4 metri, spiegano gli abitanti di Romagnano. «Dieci giorni fa la comunità montana è venuta a rinforzare gli argini con le gabbie di contenimento», spiega Pietro Angeloni. «L’argine si è ulteriormente ridotto e quando ho provato a protestare mi hanno risposto che “tre metri e novanta di letto bastano e avanzano per farci passare l’acqua”». Ho tirato fuori le carte di questa zona di quarant’anni fa e mi hanno riso in faccia. Eppure quarant’anni fa qui l’alluvione non veniva».
Collina crolla sul condominio. Salendo per via Romagnano il colore non cambia: ovunque è giallo ocra. Il guard rail che costeggia il Cocombola è piegato sotto il peso dei detriti che si sono incastrati attorno ai paletti. Il ponte all’incrocio con via Valgimigli è presidiato da un vigile urbano: il parapetto è sfondato. Una donna ci porta dentro il suo condominio al civico 100. Ci abitano diciotto famiglie. E ieri notte sono state semitravolte dalla collina dietro casa. Metà vigneto è finito nei garage.
«Ci sentiamo abbandonati». Torniamo indietro, troviamo il solito vigile. È l’unica divisa che si vede in giro. «Avete visto vigili del fuoco – chiedono da un cortile – o la protezione civile o qualcuno che ci venga ad aiutare? Siamo abbandonati».
A casa Della Bianca ci aprono un varco nel fango per raggiungere il portone. Ci accoglie Marina. «Venga a vedere sul retro», ci dice. Ci affacciamo dalla finestra del bagno e la sensazione è quella di trovarsi in un seminterrato: il fango, ormai solidificato, arriva al davanzale. Ma siamo al primo piano rialzato.
«Almeno siamo tutti salvi». La famiglia Carloni Angeloni abita in una villetta proprio davanti al canale. Il capofamiglia è appena tornato con dei tiraacqua nuovi di zecca. La moglie, in lacrime, cerca di cacciare fuori la melma. «La taverna è completamente sott’acqua», dice. Il torrente brontola impetuoso a pochi metri. Ci affacciamo. Cinque carcasse di macchine accartocciate fanno diga. «Almeno nessuno si è fatto male: siamo tutti salvi», è l’unica consolazione da queste parti.
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