Dall’Opa all’Eritrea per salvare i piccoli cardiopatici africani
MONTIGNOSO. Parte il 16 novembre la nuova missione cardiochirurgica dell’equipe dell’Opa alla volta dell’Eritrea per salvare bambini cardiopatici. È la settima dal 2008 e rientra nel progetto “Cuore...
MONTIGNOSO. Parte il 16 novembre la nuova missione cardiochirurgica dell’equipe dell’Opa alla volta dell’Eritrea per salvare bambini cardiopatici. È la settima dal 2008 e rientra nel progetto “Cuore Eritrea”, uno dei pochi, forse l’unico, progetto di cooperazione sanitaria internazionale nel campo delle malattie congenite cofinanziato e cogestito da gruppi internazionali.
Il progetto nazionale si inserisce in uno più ampio, gestito da équipes cardiochirurgiche di eccellenza di Germania, Svizzera, Italia e Inghilterra, con il supporto economico e logistico di associazioni di volontariato locali.
Nel caso apuano, “Un cuore, un mondo”. Un gruppo di 18, fra medici e infermieri, alcuni provenienti da altri ospedali italiani, venerdì prossimo prenderà l’aereo e atterrerà laggiù, nel cuore dell’Africa nera, in uno dei Paesi più poveri al mondo, dove la mortalità infantile è una triste costante.
Per due settimane entreranno a turno in sala operatoria e, a titolo gratuito e volontario, opereranno i bimbi già diagnosticati come cardiopatici dalla precedente équipe tedesca. Nel frattempo, altri bambini verranno diagnosticati e messi in lista per le prossime operazioni.
Una full immersion dal volto solidale, volta a operare e salvare più bambini possibile, ma anche a diffondere la cultura della prevenzione. Il 70 per cento di cardiopatie riscontrate in Eritrea, infatti, non è congenita ma causata da malattie reumatiche, come un semplice mal di gola che, se non accuratamente curato, si evolve progressivamente in malattia cardiopatica. Per questo, dal gennaio 2012, all’interno del progetto – che inizialmente prevedeva solo operazioni – è stata inserita un’attività di prevenzione.
«Quello di cui mi occuperò – spiega Nadia Assanta, cardiologa pediatra responsabile della prevenzione – sarà effettuare screening sui bambini, facendo visite ed ecografie. Mi occuperò anche di educazione nelle scuole. Insegno ai bambini i vari sintomi del mal di gola e li auto a capire come prevenire certe malattie. È bello vedere a fine lezione come i bimbi si guardano l’un l’altro in bocca per capire meglio. Sono nozioni che loro non possedevano prima».
Sono stati una ventina i bambini operati e salvati nell’ultima missione e 150 sono quelli che il progetto permette di salvare ogni anno. Numeri che sottolineano l’importanza della solidarietà e della cooperazione internazionale. «Una volta – commenta Bruno Murzi, primario di cardiochirurgia dell’Opa, anche lui in partenza – abbiamo operato una bambina che ci raccontava che quando andava a scuola con le amiche arrivava sempre per ultima. Non riusciva a seguire il loro passo perché doveva fermarsi più volte nel tragitto. L’abbiamo operata e quando l’ho rivista mi ha detto che finalmente camminava passo passo con le amiche e arrivava a scuola con loro. Lo disse con il sorriso e non può che avermi dato gioia».
La missione è stata presentata ieri durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato, oltre ai già citati Murzi e Assanta, anche Giorgio Ricci, vicepresidente dell’associazione “Un cuore, un mondo”, Luciano Ciucci, commissario Fondazione Monasterio, e Antonio Latella, direttore sanitario della stessa Fondazione.
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