Il Tirreno

Il piano urbanistico stronca l’aeroporto «Non ha ricadute»

Il presidente Palla: «Ci sono grandi nomi della moda e dell’industria che vorrebbero invece investire»

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MARINA DI MASSA. Due righe, un giudizio tranciante e negativo dell’aeroporto: passi per «sotto utilizzato» ma appare assai discutibile, per usare un eufemismo, parlare di struttura «senza particolari ricadute sul territorio». Virgolette e giudizio sono a cura degli estensori del piano strutturale, nell’analisi che accompagna il piano di sviluppo pensato per l’Utoe 6 ovvero per Ronchi Poveromo.

Un giudizio così negativo che non può non mettere in allarme non solo i soci dell’Aeroclub ma anche, pensiamo, le categorie economiche e turistiche. Tanto più che in passato quella fascia di terreno pregiato era nel mirino dei palazzinari. Comunque sia, è bene che le cose vengano messe in chiaro subito, prima dell’approvazione definitiva da parte del consiglio comunale del piano strutturale.

Lino Palla è, da poche settimane, il nuovo presidente dell’aeroclub. Presidente, che ne pensa?

«Non ero a conoscenza che all'interno del piano strutturale ci fosse un giudizio così negativo nei confronti del nostro campo di aviazione. Tra l'altro l'amministrazione comunale negli ultimi 5 anni ha fatto molto, anche se non in termini economici dato che noi che gestiamo ci autofinanziamo, per rilanciare l'immagine dell'Aereo Club. Sicuramente nelle nostre condizioni noi non possiamo fare più di tanto. Dato che non chiediamo soldi pubblici, abbiamo bisogno però che ci sia data la concessione per gestire l' aeroscalo almeno per nove anni consecutivi. Solo così possiamo dare la garanzia dei lavori a chi vuole investire e, al momento sono molti i grandi imprenditori sia di moda che dell'industria alimentare che si sono interessati all'aeroporto. Noi abbiamo dimostrato serietà e credo che l'amministrazione comunale lo abbia percepito e ne tenga conto».

Secondo lei l'Areo Club è stato valorizzato quanto merita? Quali potenzialità può avere una struttura così fornita per tutto il territorio?

«Voliamo basso ma alziamoci! E' un aeroporto turistico, dedicato al volo con piccoli aeromobili. Le linee produttive che vanno potenziate sono: le infrastrutture aeroportuali di tipo prettamente tecnico (pista, stazione di rifornimento, officina) e per questo siamo in contatto con più di una organizzazione per la realizzazione a costo zero per il municipio di tutte queste opere, che rimarranno poi di proprietà del comune; le strutture di accoglienza come il ristorante che è già presente va affiancato da altre iniziative che completino il percorso del turista/uomo di affari che arriva a Massa, come un salotto in cui accogliere l'ospite. Tutto questo può rappresentare una fonte di lavoro: siamo una associazione senza fine di lucro e sopravviviamo grazie alle quote dei soci ed a poche altre attività di tipo turistico/sportivo. Tuttavia riusciamo a dare lavoro ad almeno 10 persone che, a vario titolo, prestano opera presso il nostro aeroporto come gli istruttori, personale di officina ed il personale antincendio».

In termini tecnici cosa manca per avere una campo di volo d'eccellenza?

«Una pista larga trenta metri e lunga ottocento (quella attuale è solo terra battuta), un nuovo serbatoio di carburante per offrire benzina verde Avio e un rinnovamento del garage per gli elicotteri e gli aerei».

Quali sono i suoi obbiettivi di rilancio? Non teme che se Massa non offrirà delle strutture di accoglienza d'eccellenza, come invece Forte dei Marmi propone, si rischia di perdere tutto il turismo di lusso?

«Sicuramente c'è bisogno di alberghi, ristoranti e locali in generale all'altezza di richiamare tutta quella fascia di "vip" che potrebbero fare pubblicità a tutta la provincia. Ma oltre a questo uno dei miei obbiettivi principali è quello di creare all'interno dell'Aereo Club un'università del volo che, come a Genovadove c'è la scuola di volo certificata, possa servire ai piloti come biglietto da visita per trovare un impiego serio e professionale.Anche l'amministrazione però deve aiutarci in questo piano, così come chiediamo collaborazione agli operatori turistici».

Sara Lavorini

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