Il presidio
Investimenti fatti ma pagamenti fermi per due milioni
Ditte in attesa di soldi bloccati dal patto di stabilità Ora il governo facilita i fornitori ma non accontenta tutti
CARRARA. Da gennaio anche il Comune di Carrara, come le altre amministrazioni in tutto il resto d’Italia, dovrà pagare i fornitori entro trenta giorni, perché il governo ha recepito la direttiva Ue 2011/7 per accorciare i tempi a volte biblici di pagamento alle imprese. Ma come farà con i problemi di bilancio e con il Patto di stabilita? Il decreto legislativo non è retroattivo e varrà a partire dai servizi richiesti dal 2013.
Poi c’è il rebus sul settore costruzioni, e quindi lavori pubblici, che ha già fatto intervenire associazioni di categoria. Il decreto viene ritenuto poco chiaro rispetto a un passaggio che invece esiste nella direttiva comunitaria (all’undicesimo paragrafo) dove si dice che l’applicazione “dovrebbe anche includere la progettazione e l’esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile”. Questo passaggio non sarebbe esplicito nel decreto. E su questo punto interviene anche il segretario di Confartigianato provinciale, Gianfranco Oligeri. In sostanza viene chiesto (come fanno anche Ance e Confindustria) che il settore delle cotruzioni e dei lavori pubblici vengano inclusi nel testo di recepimento della direttiva Ue.
Ci sarà sicuramente un chiarimento nelle sedi istituzionali. Ma intanto, per quanto riguarda Carrara, il debito accumulato dalla pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, è notevole: gli uffici sono fermi, con i pagamenti, alle fatture emesse da marzo scorso, e il ritardo di 180 giorni (nella media nazionale) far registrare a oggi una cifra complessiva di 2 milioni e 30mila euro in conto capitalele (investimenti - opere pubbliche).
Il patto di stabilità (ed è questo un altro aspetto che le categorie hanno sollevato nei confronti del governo e del decreto sui pagamenti), impedisce di spendere soldi disponibili. In pratica quei due milioni nelle casse del Comune ci sono, ma non possono essere utilizzati per pagar le ditte fornitrici. No è quindi un problema di cassa, in questo caso, ma di vincoli di legge.
Meno problemi, a quanto pare, ci sarebbero sulla spesa corrente, seppure i tempi di pagamento siano legti ai tempi burocratici.
Oligeri, segretario diConfartigianato, interviene in merito al decreto : «Finalmente regole contro “cattivi pagatori” che mettono in ginocchio le piccole e medie imprese, ma nel recepimento della Direttiva Ue vanno incluse le opere pubbliche. Apprezziamo la decisione del Governo che ha mantenuto l’impegno di recepire entro novembre, con la delega contenuta nello Statuto delle imprese, la Direttiva europea che porta a 30/60 giorni i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra Stato, privati e imprese. Così si recupera competitività con il resto d’Europa», ma il giudizio è parzialmente positivo: «ma nel decreto legislativo sono stati esclusi i lavori pubblici, vale a dire le imprese di costruzione che rappresentano il settore maggiormente colpito dal grave fenomeno dei ritardi di pagamento della Pubblica Amministrazione e delle imprese private. Pertanto sollecitiamo il rapido intervento del Governo per modificare le norme sui pagamenti previste dalla disciplina sugli appalti adeguandole a quanto previsto dalla Direttiva europea che fa esplicito riferimento alla progettazione e all’esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché ai lavori di ingegneria civile».
«Oggi in Italia – sottolinea Oligeri - i tempi medi di pagamento della Pubblica amministrazione a e dei privati nei confronti delle piccole imprese sono di 180 giorni e nell’ultimo anno sono aumentati di 44 giorni. Nel nostro Paese i tempi medi di pagamenti sono il doppio della media UE tra privati e il triplo con la pubblica amministrazione. Numerosi imprenditori devono attendere anni per essere pagati. Ora dobbiamo stringere la trattativa per migliorare la produttività del lavoro nel nostro Paese».
Cinzia Carpita
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