Il Tirreno

Il caffè di Tonelli si gusta in tutto il mondo

Il caffè di Tonelli si gusta in tutto il mondo

I suoi prodotti di qualità partono da Marina: «Ho lavoro da offrire, ma non trovo gente disponibile»

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MARINA DI CARRARA. Dalla polvere bianca del marmo a quella nera del caffè, Carrara continua a farsi conoscere nel mondo grazie anche all’imprenditore Francesco Tonelli, titolare dell’impresa “Caffè e dintorni”, con sede in via Cavallotti, a Marina di Carrara. Un giro d’affari che lo sta portando a visitare mezzo mondo, dall’Europa all’Oriente, dove esporta con qualità e passione il suo eccellente espresso. «Molti anni fa ho iniziato come venditore per un’azienda leader del settore – racconta Tonelli – Imparando a conoscere il mercato, capii che certi contratti erano esagerati». Francesco Tonelli proseguì fino al 2006, quando dovette subire un grave lutto. «Per un incidente persi mio figlio. Non restandomi altro ed entrando in crisi, mi sono buttato nel lavoro, mettendomi in proprio. Ho contattato tutte le torrefazioni nazionali, stringendo contatti con tutte e cominciando a proporre ai clienti vari prodotti, senza obbligarli ad acquisti di massa».

E proprio la qualità del caffè è stata la carta vincente di Tonelli, che sottolinea l’importanza di avere una cultura del caffè. «Il caffè non è uno solo. Ce ne sono di tante marche, di tanti tipi. Quando vado al ristorante, di solito, non lo prendo mai, perché se esiste un’ottima cucina e un’eccellente carta dei vini, i ristoratori propongono solo “un” caffè a fine pasto, mentre bisognerebbe dare al cliente la possibilità di scegliere il proprio prodotto preferito, esattamente come si fa per un amaro».

La filosofia di Tonelli, che negli ultimi tempi ha aperto negozi a Massa, Querceta e Aulla, lo porterà, la settimana prossima, alle Seichelles, dove fornirà di capsule di qualità vari esercizi. E poi ancora: Dubai, Kuwait, Portogallo e Filippine. «Il posto dove si lavora peggio – ha aggiunto Tonelli – è la nostra zona. Non ci sono venditori e difficilmente si trova chi ha voglia di fare questo mestiere. Io di lavoro ne avrei anche, ma non riesco a trovare gente che abbia davvero voglia di lavorare. Oggi tutti praticano lo sport di dire che va tutto male, ma se le persone si decidessero anzi a praticare quello del “fare”, le cose migliorerebbero. A me non interessa solo il guadagno. Lavoro soprattutto con la consapevolezza di offrire qualità. Ho 66 anni, ma non me li sento. Vorrei proseguire per un’altra trentina d’anni – sorride – poi magari deciderò se smettere o meno di fare il mio mestiere». (d.d.f.)

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