Il presidio
Un anniversario nel segno del silenzio
Antonio Guadagnucci: «Io e mia figlia andremo lontano da Lavacchio». I Manfredi: «Aspettiamo soltanto il processo»
MASSA. «Nessuna commemorazione pubblica, ve lo avevo detto no? Io e mia figlia Michela domani (oggi, ndr) prendiamo la macchina e ce ne andiamo via da Massa. Non so ancora quale sarà la nostra destinazione, so soltanto che staccheremo la spina per due giorni. Per noi questi sono momenti terribili e sentirmi compatire e fare false promesse mi ha un po’ seccato». Antonio Guadagnucci è il padre di Mattia e marito di Nara Ricci, le due vittime della frana di Lavacchio del 31 ottobre 2010. Due anni fa. Quella sera a Mirteto perse la vita anche Aldo Manfredi, un autotrasportatore di 45 anni. Mamma e figlio furono travolti dal fango mentre dormivano, l’uomo fu spazzato via da una valanga di detriti nel tentativo di difendere la casa dei suoi genitori.
Guadagnucci si è stufato della pelosa solidarietà che gli arriva a favore di telecamere: «La verità è che dopo il mio appello mi hanno chiamato soltanto Raidue e la Vita in diretta. Non ho sentito nessun altro. Anzi, l’ordine religioso proprietario della casa dove vivo adesso mi ha ribadito che il 30 novembre devo andare via. Le suore non sentono ragioni. Mi spiegate perché io invece dovrei stringere mani e abbracciare questi politici o questi dirigenti che non fanno altro che mettermi i bastoni tra le ruote e non mi permettono di costruirmi una casa?». L’amarezza di Antonio è tanta, credeva che qualcosa con il suo appello si muovesse invece il silenzio gli ha reso questo secondo anniversario, di un lutto che lo accompagnerà per sempre, ancora più triste. «A voi giornalisti chiedo di lasciarmi in pace, almeno fino a sabato. Poi ne riparliamo, ma credetemi ora preferisco restare lontano da Lavacchio perché è una ferita che mi fa male».
Ma dopo due anni le frane di Lavacchio e di Mirteto non sono dimenticate. Oltre al dolore dei Guadagnucci c’è quello dei Manfredi. La famiglia di Aldo aspetta il processo. La madre Annamaria ha fatto stampare dei manifesti e stasera alle 17 ci sarà una messa a San Martino. Il padre Alberto invece è morto l’anno scorso, proprio a ridosso del primo anniversario della tragedia. Se ne è andato prima di conoscere la fine dell'inchiesta sulla frana che gli ha portato via Aldo. Probabilmente, anzi sicuramente, lo ha stroncato il dolore della perdita del figlio. Del resto quella sera di fine ottobre per il settantenne era stato uno choc: la pioggia, il figlio che correva a casa per vedere che l'acqua non facesse danni alla loro proprietà e poi lo smottamento assassino. C'era anche lui a guardare la collina venire giù, soltanto un paio di metri più indietro. Quei metri che gli avevano salvato la vita. ma che lo hanno consumato a poco a poco. Al funerale del figlio, Alberto aveva detto no alla presenza di autorità, politici e gonfaloni. La mattina delle esequie si era presentato con il suo furgone sotto il Comune. E lo aveva parcheggiato nell'atrio. Sul parabrezza la foto di Aldo e un cartello scritto col pennarello: «Mio figlio non è morto per colpa della frana...Il permesso di rientrare in casa ce l'avete dato voi dicendo che era tutto sotto controllo...».
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