Il Tirreno

«Occorre voler bene al luogo dove si vive se no, sono disastri»

di CInzia Carpita
«Occorre voler bene al luogo dove si vive se no, sono disastri»

Maurizio Maggiani: ci salvino le nuove generazioni Assindustria: l’economia della Lunigiana ha assi da giocare

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MULAZZO. Mulazzo si è interrogato, a un anno dall’alluvione: ricordo, analisi, prospettive. Un convegno in Comune, con una nutrita scaletta di relatori coordinati dall’ex sindaco Roberto Malaspina: il presidente del comitato per la rinascita di Mulazzo, Stefano Giudice, il direttore dell’associazione provinciale degli industriali Andrea Balestri, il geologo Luca Piaggi, il sindaco di Zeri Egidio Pedrini, Alvise Lazzareschi dell’associazione “I non tesserati”.

Le conclusioni sono state affidate allo scrittore e giornalista Maurizio Maggiani. Concetti chiari e semplici i suoi: «Dobbiamo chiederci: quanto la gente vuole bene al posto dove vive? Se a un luogo gli vuoi bene, lo conosci e sai cosa è, allora hai riguardi e attenzioni che ti consentono un rapporto fecondo. Non un rapporto di rischio (che pur tuttavia esiste nei limiti tollerabili e vivibili). Se accade quello che è accaduto un anno fa, è perché non c’è più la relazione affettiva, prima ancora di quella civica e civile, o scientifica».

Maggiani guarda all’alluvione del 2011 non solo come a un evento calamitoso legato alla natura in rivolta, ma soprattutto la addita come conseguenza del rapporto che l’uomo ha instaurato con la stessa natura. Con i luoghi che abita.

«E’ inconcepibile una relazione inaffettiva con il proprio ambiente (come con il proprio partner). Perché così si è destinati alla tragedia come in qualsiasi relazione. Se i luoghi sono diventati brutti, non è solo colpa dell’alluvione, ma della incapacità affettiva da parte dell’uomo». Che fare? «Ti devi mettere nella condizione di scegliere per il bene tuo e del territorio in cui vivi. Ma non è questione di imparare, bensì di “sentire”».

E’ un messaggio alla generazione degli attuali adulti? «Macché. Forse le nuove generazioni possono cominciare a voler bene al loro territorio. E rivolto a loro, il mio non è un messaggio, è un imperativo, una richiesta pressante. Ci salvino loro».

Da una diversa angolazione è l’analisi di Assindustria, proiettata verso il futuro dal punto di vista economico: «L’alluvione ha colpito di più il commercio che l’industria». Secondo Balestri la Lunigiana ha punti di forza e di debolezza. I primi sono rappresentati dall’asse La Spezia-Parma che fornisce opportunità di sviluppo anche dal punto di vista turistico. Inoltre l’agricoltura con i suoi prodotti tipici «è meno esposta alle crisi cicliche che investono altri settori, come l’edilizia che sta vivendo soprattutto in Lunigiana difficoltà devastanti».

Le debolezze: «E’ un’area periferica. Da 20 anni lo sviluppo tende a essere urbano, delle grandi città. I casi di successo non urbani sono ad esempio quelli del Monferrato, di Montalcino, della Cinque Terre che sulla ruralità hanno avuto grande sviluppo. Su questo fronte la Lunigiana, pur con le sue potenzialità, è in ritardo, fatica a giocarsi bene le proprie carte. E occorre un gioco di squadra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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