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Quando la città è vietata ai disabili
Barriere architettoniche ovunque, inaccessibili anche il 6° piano del municipio, due assessorati, uffici dell’Asl
MASSA. Massa non è una città a misura di disabili. Le barriere architettoniche, quei piccoli, insignificanti ostacoli che la maggioranza delle persone neanche nota, possono trasformarsi in muri invalicabili per chi è seduto su una carrozzella, per chi non vede, talvolta anche per chi ha problemi di deambulazione, sono in città tantissimi. Tant’è che due commissioni consigliari, quella per l’Innovazione tecnologica e quella del Sociale, chiedono al sindaco, con un ordine del giorno che verrà presentato nel prossimo consiglio comunale, di costituire un gruppo di lavoro che vigili e controlli sull’eliminazione delle barriere architettoniche esistenti sul territorio. Una richiesta meritoria, ma che fa sorgere una domanda: ma come, perché è necessario costituire un organismo che si occupi di queste cose? Non esistono già leggi, norme, principi a sufficienza in materia di accessibilità” agli edifici (se si riflette stiamo parlando di un diritto fondamentale, quello dell’uguaglianza di tutti i cittadini), specie quelli pubblici?
La risposta, disarmante, è che sì, le leggi ci sono, ma sono largamente inapplicate. Nelle strutture private, ma anche in quelle pubbliche. È sufficiente fare un giro per la città per rendersene conto. «Il 90% degli edifici non accoglie in pieno le normative sulle barriere architettoniche», dice Daniele Carmassi, presidente della commissione Politiche sociali che, assieme a Enzo Della Maggesa (presidente della commissione Innovazione tecnologica), ha firmato l’ordine del giorno.
«Ci sono bar – racconta Carmassi – che hanno bellissimi servizi igienici attrezzati per disabili. Solo che per raggiungerli, ci sono due tre scalini.Invalicabili per una carrozzella». I negozi, poi, dovrebbero essere dotati di scivoli (anche mobili) per consentire di superare lo scalino di ingresso. Pochissimi ne sono forniti, salvo quelli che vendono articoli per l’infanzia (per favorire l’ingresso di passeggini e carrozzine). «Se lo fa la Chicco, per dire, non vedo perché non lo possano fare altri negozi», commenta ancora Carmassi.
Bar, ristoranti, negozi, locali vari hanno in realtà “gioco facile” a non adeguarsi alle norme anti-barriere. Hanno sì l’obbligo di garantire l’abbattimento degli ostacoli, ma è sufficiente una auto-dichiarazione di un geometra o di un architetto per essere formalmente a posto. E soltanto un successivo controllo dell’amministrazione potrà verificare se quegli interventi sono stati fatti a regola d’arte.
Ma nel “pubblico” è ancora peggio. Il controllore non controlla se stesso. Prendete i punti Paas istituiti dal Comune: quello di via Fantoni è privo di rampa di accesso tipo scivolo; quello di Romagnano «è del tutto inagibile ai disabili», riferisce Stefano Alberti, consigliere comunale che da tempo è impegnato su questo fronte.
Che dire, invece, dell’ufficio Attività produttive in via Porta Fabbrica? Uno scalino all’ingresso lo rende off limits alle carrozzelle. Difficile l’accesso anche all’assessorato all’Ambiente in via Musico, «perlomeno problematico – aggiunge la consigliera Loredana Sillicani, anche lei in prima fila per l’abbattimento delle barriere – quello al comando dei vigili urbani alle Jare». L’elenco è ancora lungo: a palazzo civico, un disabile non può salire al sesto piano, allo stadio comunale i portatori di handicap sono confinati in settori ; le rotatorie di viale Roma e Aurelia (vicino al Mc Donald’s) costringono a complicati giri per trovare l’accesso e attraversare... No, non è una città per disabili.
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