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Ricciardi: la mia Fermet pronta a rialzarsi

Ricciardi: la mia Fermet pronta a rialzarsi

«Non è facile parlare di un’azienda in difficoltà: la beffa è che lo Stato ci deve rimborsare 5 milioni»

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CARRARA. «Non è facile parlare della propria azienda in un momento così poco felice. Fermet fa 30 anni il 18 ottobre, nasce dalla scommessa di due fratelli che hanno preso strade diverse e che ora si stanno riavvicinando. È stato un percorso difficile quello della mia azienda, ma abbiamo raggiunto traguardi importanti : adesso, per un credito di 5 milioni che vantiamo nei confronti dello stato ci troviamo in difficoltà».

A parlare a cuore aperto è Alberto Ricciardi, il patron della Fermet. Una delle aziende leader nel settore dell’acciaio, alle prese con un concordato fallimentare e con una serie di difficoltà che, di questo si preoccupa Ricciardi, rischiano di compromettere “tutto quanto, a fatica, abbiamo costruito”.

«La beffa è che non si riescono a portare a casa i soldi dal governo - ha dichiarato Ricciardi - E questo fino a poco tempo fa mi avrebbe creato meno problemi. Ora invece siamo reduci da un investimento di 13 milioni a Carrara: un investimento necessario, l’alternativa visto che il nostro sito era interessato dal sottopasso ferroviario era chiudere e mandare a casa 60 persone. Abbiamo fatto anche un altro investimento, di 5 milioni di euro, a Torino: non si tratta, è bene precisarlo, di passi più lunghi della gamba. Ma è certo che ci siamo esposti e, nel bel mezzo di questi investimenti, abbiamo dovuto affrontare la vicenda legata alla visita della Guardia di finanza ai nostri subfornitori, che, di fatto, ha bloccato i nostri rimborsi Iva. Non solo, secondo le Fiamme Gialle, dovevamo pure verificare come si comportavano i nostri subfornitori: tenete conto che ne abbiamo 2mila in tutta Italia. E adesso è mortificante per un’azienda come la nostra, che ha sempre pagato subito, in contanti, tutti, trovarsi a fare i conti con una situazione come quella che stiamo vivendo». Ricciardi ci ha messo la faccia e, in pubblico ha parlato delle difficoltà della sua azienda. Anche, però, della voglia di guardare al futuro.

«Abbiamo chiesto la ristrutturazione del debito, che le banche ci finanzino cioè il credito dello Stato»: ha concluso il suo intervento il numero uno della Fermet. E infine una frecciata al sindaco Roberto Pucci: «Dice che non si candida, ma poi aggiunge 50% si e 50% no. Non è molto chiaro».

(a.v.)

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