Il Tirreno

Carrara, punta tutto sulle tue eccellenze e mostrale al mondo

di Massimo Braglia
Carrara, punta tutto sulle tue eccellenze e mostrale al mondo

«Qui ci sono molti e importanti “vantaggi competitivi”, si tratta di lavorarci sopra e di riuscire a valorizzarli»

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CARRARA. Riccardo Coppola, direttore creativo e amministratore delegato di Peuterey Group (l'azienda di successo che produce anche i marchi Geospirit, Aiguille Noire e da circa un anno anche Post Card) ma anche socio con Massimo Tassinari in D&K Distribution (Dekker e Kejo i marchi principali), carrarese di adozione, ha dato un suo importante contribuito al successo di Marble weeks.

Un contributo di idee, di progetti, di installazioni, soprattutto lungo la "via della moda", fra via Roma e la galleria, ma anche al museo di arti plastiche (il patron della D'Avenza Renato Cecchi ha molto apprezzato le sue scelte), all'ex Paretra e così via.

Un successo che dipende da molti fattori, ma innanzitutto a Coppola chiediamo quali sono a suo avviso proprio i motivi principali di questo exploit.

«L'esperienza Marble Week - risponde - è stata entusiasmante ed il lavoro degli organizzatori è stato enorme. Marble Week doveva superare il brillante risultato dello scorso anno, c'erano delle aspettative grandissime da parte di tutta la città sull'evento, direi che nessuno possa ritenersi deluso».

E ricorda: «Mi era stato affidato il compito di portare dentro Marble Week aziende importanti nell'ambito abbigliamento di Carrara, sono riuscito a portare le più storiche che hanno aderito con uno spirito straordinario, in questi casi non ci si aspetta mai ritorni economici particolari, si investite per partecipare a questa grande iniziativa per la città. Il segreto del successo sta proprio in questo, chi ha partecipato lo ha fatto senza secondi fini ma per il puro piacere di mettere al servizio della città il massimo di quello che professionalmente poteva essere in grado di dare e questo le persone lo capiscono».

Sottolinea inoltre Coppola: «Nel rendere bella e viva una città si scopre un piacere nuovo, rendere fieri gli abitanti della propria città deve diventare l'obbiettivo di tutti, soprattutto di coloro che ricoprono ruoli istituzionali. I motivi di questo exploit credo stiano proprio nella serietà e professionalità con la quale sono stati affrontati tutti gli allestimenti e le scelte strategiche di tutto il "progetto", qui sta gran parte del successo di Marble Week».

Successo annunciato, aggiungiamo noi, e una riscoperta a 360° delle potenzialità del centro storico. Ma se vogliamo il difficile viene adesso che si sono spente luci di MW e di Convivere (altro evento che ha incontrato grande successo, anche se concentrato in tre soli giorni). Lei più volte ha sostenuto che solo i giovani possono rilanciare e rivitalizzare una città e in particolare Carrara,in che senso?

«Faccio spesso riferimento ai giovani perché è dal loro entusiasmo e dalla voglia di sfida (la mettono sempre al primo posto) che possono nascere delle energie nuove. Si parla sempre dei giovani ma si finisce sempre per non dargli lo spazio necessario sia nel quotidiano che nel lavoro. Le città non hanno più le caratteristiche per soddisfarne le esigenze, non ci sono spazi adeguati, locali e tanto meno orari, questa è la realtà. Carrara è una città legata da sempre all'arte, ne dovrebbe diventare l'eccellenza attraverso l'accademia o il marmo in genere, portandola a diventare una scelta quasi obbligata per tutti quelli che nel mondo nutrono ambizioni artistiche. Raggiungere questo risultato sarebbe un successo straordinario perché il ritorno per la città sarebbe determinante. Lei mi ha parlato di potenzialità del centro storico a 360° per il risultato ottenuto grazie ad un evento ideato e realizzato molto bene, ecco, pensi cosa potrebbe succedere in una città dove "tutto" è pianificato per funzionare, non parleremmo più di centro storico ma di territorio, scuole, cultura e, perché no, divertimento creato proprio all'interno del territorio. Le nostre montagne sono principalmente un luogo di lavoro in cava ma possono diventarlo anche per il turismo, per lo sport, food, divertimento. Qualcuno, qualche tempo fa, mi ha ricordato una intervista di Carlo De Benedetti: «La missione d'Italia oggi non è di rivolgersi verso il suo passato strappandosi le vesti, ma è guardare al futuro basandosi su quelli che gli americani chiamerebbero competitive advantages, cioè i vantaggi competitivi rispetto ad altri. Noi ne abbiamo di formidabili, che secondo me vanno sotto la grande etichetta di “estetica”. Estetica vuol dire mangiar bene, vestirsi bene, arte, cultura, paesaggio, saper vivere". Ecco, questo veniva detto circa 10 anni fa ed io dico che questo può valere tanto anche per Carrara, questa frase ha una valenza di un’attualità incredibile».

Ci può dare un aggiornamento sul progetto che avete elaborato, lei ed altri imprenditori, "Ventieventi2020"?

«Il progetto Carrara Ventieventi2020 è un'idea che per il momento si è trasformata. L'iniziativa si basava su apertura di negozi nel centro storico, in due anni è cambiato il mondo e chiaramente le incertezze legate al momento che stiamo vivendo hanno pesato molto. Abbiamo elaborato però un concept store all'interno dello Spazio Nerbi arredamento, dentro a questo spazio parteciperanno alcuni dei commercianti che facevano parte del gruppo. Abbiamo aperto proprio nei giorni della Marble Week, chissà che non diventi il primo passo verso il progetto iniziale».

Una curiosità d'obbligo. Quest'anno avete festeggiato i dieci anni di Peuterey, una case history; Terence Koh, l'artista che abbiamo apprezzato anche alla Biennale - la sua splendida opera era un po' isolata, laggiù sulla spiaggia libera del porto, ma questo è un altro discorso - ha collaborato con voi per un capospalla limited edition. Insomma, una storia di successo, così come lo è stata in modo ancor più folgorante Kejo. Qual è il segreto, se esiste, per emergere in un mercato così competitivo? Quali le vostre prossime mosse?

«Esperienza straordinaria quella della collaborazione con Terence Koh, mi ha confidato di essere entusiasta di Carrara, del suo marmo bianco e che era sua volontà quella di avere quella scultura sulla spiaggia ad osservare il mare. Poi l'istallazione è stata utilizzata in modo un po' folkloristico dai bagnanti ma concordo con lei "è un’altra storia". Per tornare al successo dei nostri marchi posso dire che il segreto sta molto nella determinazione con la quale ci dedichiamo a strategie ben precise. Il mercato in questi ultimi anni si è fatto molto complesso e difficile se non si è attrezzati e determinati è facilissimo trovare delle difficoltà critiche. Stiamo rafforzando il team, lavorando sul consolidamento del mercato europeo e sullo sviluppo in campo mondiale. Stiamo spingendo sul progetto retail flagship sia in Italia che all'estero. Dopo l'apertura del primo negozio Peuterey a Milano in via Spiga abbiamo aperto nel mese di luglio altri due punti vendita uno a Roma ed uno a Cortina, a settembre Berlino e ad ottobre apriremo ad Anversa».

Tiriamo le somme. Difficile fare parallelismi fra una città complessa, alle prese con le mille difficoltà di bilancio e strutturali (basti pensare al Politeama chiuso, agli Animosi da mettere in sicurezza, alla mancanza di un cinema), e un gruppo come il vostro che veleggia alla conquista dei mercati internazionali e che ha raggiunto un fatturato di 110 milioni (solo Peuterey Group).

A noi sembra di capire che a Carrara manchi una cabina di regìa, un gruppo di persone che abbiano competenze specifiche e che progettino un'idea di città.

Ci sono molti enti, istituzioni, associazioni di categoria. Ciascuno che promuove iniziative o lancia proposte, qualche volta aggregandosi con successo come con Mw, altre volte giocando più in solitario, poi ci ritroviamo, dopo l'evento, di nuovo a ragionare di crisi del commercio, di città che dopo le otto si svuota e così via.

Dovrebbe forse essere il Comune a farsi carico di guidare questa cabina di regìa, o per la sua esperienza sarebbe una sovrastruttura inutile?

«Purtroppo qui entriamo in un territorio dove cadere nella banale critica alle istituzioni è facilissimo. Non è facile gestire politicamente un Comune, una Regione o altro. Siamo un paese che deve cambiare tanto la propria mentalità e gli ultimi eventi parlano chiaro. Dico solo che vista dall'esterno non sembra che ci sia un disegno di quello che vorremmo essere tra vent'anni. Di certo c'è una cosa, il mondo fuori sta correndo ad una velocità pazzesca e se non ci adeguiamo a questo stato di cose rischiamo di rimanere vittime del nostro stesso sistema o meglio ancora di un sistema che non esiste».

«Non possiamo pensare di risollevare una città attraverso eventi ben fatti, feste o mercatini di valore discutibile. Dobbiamo offrirci al mondo, dobbiamo creare eccellenze e comunicare al mondo che siamo capaci di eccellenze. Dovremmo avere un piano marketing paragonabile a quello che aziende di un certo livello attuano per promuovere i loro marchi, dico questo perché da sempre penso che Carrara possa essere considerato una città-marchio conosciuta grazie al marmo e non solo. Ho letto poco tempo fa proprio sul Tirreno che Colonnata raccoglie 22.000 turisti in 18 mesi, sono una media di 40 al giorno ed in gran parte merito di passaparola ed eccellenze che hanno fatto conoscere Colonnata in modo spontaneo. Penso che un sistema strutturato in modo completo potrebbe veder crescere in modo esponenziale quel numero.

Dobbiamo lavorare in questa direzione, con pazienza ma con estrema determinazione nel perseguire velocemente il disegno di sviluppo. L'Accademia di Belle Arti dovrebbe essere la nostra Harvard, piena di giovani di tutte le nazionalità che si misurano nel diventare eccellenze nella scultura, se non Carrara quale altro posto nel mondo potrebbe essere più adatto a ricoprire questo ruolo? Le nostre montagne dovrebbero riempirsi di persone che le percorrono, Marina di Carrara dovrebbe diventare un polo attrattivo non solo per un consumatore stanziale come è attualmente, siamo pieni di esempi di località che hanno fatto del food il loro business principale. Tante piccole cose che possono cambiare in maniera sostanziale l'economia di un territorio, ci vuole pianificazione ed ovviamente una guida. Ricordiamo "sempre" che carrara di competitive advantages (come li chiamava De Benedetti) ne ha da vendere dobbiamo solo lavorarci e farli scoprire al resto del mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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