«Per le cave non si deleghi tutto a una nuova legge regionale»
Oggi il consiglio toscano discute sulla revisione della normativa e Assindustria usa bastone e carota: respinge gli attacchi politici e ambientalisti, e invoca un’armonia fra settore lapideo e la comunità
CARRARA. L’Associazione industriali mette le mani avanti: non vorrebbe che le decisioni sulle cave fossero prese fuori da Carrara. Infatti Assindustria ricorda che oggi il consiglio regionale fra gli argomento all’ordine del giorno, esaminerà il documento preliminare sulla revisione della legge sulle cave (LR 78/98). «Per la nostra comunità, che ha nel settore marmo uno dei suoi motori trainanti, questa doveva essere una occasione per un confronto senza pregiudizi sulla situazione del settore, i suoi problemi e le prospettive nei prossimi anni. Invece, proprio in questi giorni, per influenzare il dibattito in Consiglio regionale, associazioni ambientaliste, partiti politici e gruppi organizzati di cittadini hanno intonato le solite geremiadi antagoniste contro il far west alle cave, l’illegalità, il business dei carbonati, l’indebitamento del Comune, il danno erariale. In qualche modo queste organizzazioni ritengono che la nostra comunità, alla quale le norme vigenti attribuiscono una certa potestà regolatoria, non sia assolutamente capace di gestirsi e, con un tangibile senso di disistima nella propria gente, chiedono la cancellazione della autonomia oggi riconosciuta ai Comuni di Carrara e di Massa in materia di agri marmiferi. Pensano – dice l’associazione – che i nostri problemi si possono gestire meglio da un asettico ufficio a Firenze e che bastino pochi articoli di una nuova legge regionale per assicurare sviluppo, investimenti, marchi e nuova occupazione, come se di leggi non ce ne fossero già troppe, vezzo tutto italiano di gestire i problemi stratificando norme su norme, carte e burocrazia».
Una critica pungente, anche se la legge regionale 78/98, l’ha fatta la Regione e la Regione può legittimamente rimetterci le mani. Ma Assindustria incalza: «Alla smisurata fiducia nei provvedimenti salvifici della Regione fa da contraltare una radicata avversione verso le Giunte e i Consigli Comunali locali (passati, attuali e futuri) e non sono neanche sfiorati dall’idea che le persone votano, le maggioranze cambiano e i regolamenti (ovviamente nei binari dell’ordinamento generale) si possono riscrivere (possibilmente in meglio). L’Associazione Industriali spesso non ha condiviso le politiche adottate dall’Amministrazione Comunale, in particolare negli ultimi tre anni; molte aziende, inoltre, hanno calcolato che se nei loro confronti fossero applicati gli stessi canoni previsti dalle leggi regionali per il resto della Toscana, conseguirebbero risparmi per milioni di euro e sono tentate a chiedere l’omologazione con le altre cave. Nonostante questo l’Associazione ritiene che, per la densità e il ruolo che svolge nella vita locale, il settore lapideo deve vivere in armonia con la comunità e che nessuna legge regionale può sostituirsi ad un rapporto di ascolto e di comprensione delle reciproche esigenze tra comunità, lavoratori e imprese».
Così l’associazione industriali spiega meglio la sua filosofia, dicendo che «è bene che, all’interno degli indirizzi generali validi per tutto il settore cave toscano, il baricentro delle decisioni relative alla gestione delle cave resti il più possibile vicino ai problemi della gente e delle imprese e che sia interesse di quella e di queste contemperare le rispettive esigenze senza mortificare nessuno».
Con questo spirito «l’Associazione si augura che nel dibattito sulla nuova legge regionale siano messi da parte i pregiudizi e le invettive; che si faccia uno sforzo per analizzare con serenità i problemi del settore sulla base di dati oggettivi; e che, grazie al contributo di tutti, la nuova normativa non punti ad ingessare le imprese, ma riesca ad assicurare uno sviluppo ordinato e di qualità per il settore».
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