Italia
Dai motori alla pasta sfoglia: la nuova vita di Sabrina e Gianni
MASSA. Dentro la Eaton si sono conosciuti, grazie alla Eaton hanno avuto per anni la sicurezza economica e la stabilità per mettere su famiglia, con i loro due stipendi Eaton hanno cresciuto due...
MASSA. Dentro la Eaton si sono conosciuti, grazie alla Eaton hanno avuto per anni la sicurezza economica e la stabilità per mettere su famiglia, con i loro due stipendi Eaton hanno cresciuto due figli, una ragazza che oggi ha 16 anni e un bambino di 6. Ed è sempre la Eaton ad aver distrutto, esattamente 4 anni fa, la loro serenità.
Oggi Gianni Rustighi, 41 anni, e Sabrina Tognini, 37, si stanno ricostruendo una vita cercando di lasciarsi alle spalle un percorso doloroso.
La storia di questa coppia era già balzata alle cronache due anni fa, vicenda esemplare di come la vita può improvvisamente farti precipitare senza usarti la cortesia di un paracadute. Quel paracadute, Gianni e Sabrina, se lo sono confezionato con le loro mani. Il Tirreno li aveva lasciati mentre progettavano di aprire un’attività in proprio. Oggi li ritroviamo con il grembiule infarinato nel laboratorio di pasta fresca che Sabrina ha aperto in viale Stazione a Massa.
«Mia moglie – spiega Gianni – è uscita definitivamente da quel percorso. Ha aperto “Delizie del Grano di Tognini Sabrina” nel dicembre 2011. E, certo, non è stato facile». Non ci sono solo due decenni di lavoro da operai in fabbrica da accantonare – Gianni lavorava alla Eaton dal 1991, Sabrina dal 1997 – e un mestiere nuovo, lontanissimo dalle loro mansioni, da imparare daccapo. C’è tutto un fardello psicologico da sostenere. «Peggio che essere licenziati su due piedi, non può succedere in ambito lavorativo – spiega Gianni – a parte cose che riguardano la salute».
Tutto il primo anno e mezzo di cassa integrazione passa senza particolari timori in casa Rustighi. «Lo stipendio era quasi quello intero – spiega Gianni – e a livello economico non ci siamo quasi accorti della differenza. E poi pensavamo che alla fine ci sarebbe stata una via d’uscita».
Nessuno, fino a quel momento, avrebbe mai scommesso sulla chiusura della fabbrica. «Lavorare alla Eaton – spiega Gianni – era considerato un privilegio, un lavoro sicuro in una grande azienda solida. Ci sentivamo fortunati e ce lo sentivamo dire. Oggi, se ci ripenso, mi dico che sono stati fortunati piuttosto gli operai che, a quel tempo, lavoravano nelle piccole aziende meccaniche, dieci persone in tutto».
Quest’anno Gianni avrebbe compiuto 21 anni all’interno della Eaton. E invece si ritrova a dare una mano saltuariamente alla moglie, con i voucher formativi. Ma anche questo progetto non è stato facile da realizzare. «Dopo quello che è successo – conclude con amarezza – aprire un’attività è stata un’odissea. Tra pratiche e autorizzazioni ci hanno messo i bastoni tra le ruote in tutti i modi». (f.f.)
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