Il Tirreno

«Il punto nascite dell’Asl 1 non può essere separato da Pediatria»

di Francesca Ferri
«Il punto nascite dell’Asl 1 non può essere separato da Pediatria»

Il primario Memmini replica al collega dell’Opa Bruno  Murzi: i parti di cardiopatici sono pochi per giustificare la divisione

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MASSA. Il punto nascite dell’Asl 1 deve essere spostato dall’Opa all’ospedale unico e chi teme che il trasloco metta a rischio la salute dei neonati cardiopatici si tranquillizzi: per i piccoli malati di cuore l’équipe dell’Asl tornerà apposta all’Opa per seguire i parti. Parola di Graziano Memmini, direttore dell’unità operativa di Pediatria e Neonatologia dell’Asl 1 che, all’indomani dell’appello del dottor Bruno Murzi, responsabile di cardiochirurgia pediatrica dell’Opa (Ospedale pediatrico apuano) per lasciare il punto nascite dov’è, bolla le valutazioni di Murzi come «inopportune», mette in guardia da «ingiustificati allarmismi» e, a nome di tutti i medici pediatri di Pediatria e Neonatologia spiega le ragioni del trasloco.

Le ragioni dell’Opa. Prima di illustrarle è necessario un passo indietro. Pediatria, Neonatologia e punto nascite dell’Asl sono concentrati in un’unica struttura dal 2005 in via Aurelia sud, in un palazzo adiacente all’Opa, al quale è collegato con un corridoio. Fra due anni, però, saranno traslocati nel nuovo ospedale in costruzione in via Mattei. Murzi, a nome dell’Opa, vorrebbe che il punto nascite rimanesse dov’è per evitare ai neonati cardiopatici che hanno bisogno di essere operati di dover nascere all’altro capo della città e poi essere portati in ambulanza, perdendo tempo prezioso e in alcuni casi fondamentale per la loro sopravvivenza.

25 cardiopatici su 1.800 nati. Per Memmini, invece, i numeri non giustificano la separazione del punto nascite dal resto dell’unità operativa e il suo mantenimento all’Opa. «Le nascite di bambini con diagnosi prenatale di cardiopatia congenita – spiega ancora Memmini – sono circa 25 casi all’anno e solo una minima parte necessita di intervento immediato... Alla luce di questi dati non sembrano giustificate le ipotesi di separare Pediatria da Neonatologia e sono ingiustificati gli allarmismi sulla futura sede del punto nascite».

Gestione del personale. «La necessità di rispondere a standard assistenziali elevati previsti da una struttura pediatrica-neonatologica di secondo livello qual è quella dell’Asl 1 – spiega Memmini – hanno reso necessaria una organizzazione interna del personale medico pediatra basato su due turni di guardia: uno dedicato alla degenza pediatrica, l’altro alle sale parto-operatorie, alla patologia neonatale al nido».

Pediatria e Neonatologia si integrano continuamente e non sono rare le situazioni in cui è necessaria la presenza di due pediatri contemporaneamente, sia in sala parto (ad esempio in caso di parti contemporanei che sono oltre 150 all’anno, parti gemellari, oltre 40 all’anno, o se il neonato va rianimato, per cui occorrono tre persone), sia in reparto e nell’urgenza pediatrica.

Separare la Neonatologia, spiega Memmini, significherebbe annullare il sistema organizzativo integrato aziendale di Pediatria (doppia guardia pediatrico-neonatologica nella sede del Dipartimento materno infantile) che garantisce la copertura dell’assistenza pediatrica anche ai quattro pronto soccorso» così come «la proposta di separazione della degenza pediatrica da quella neonatale creerebbe situazioni di criticità assistenziali tali da non consentire il mantenimento di standard minimi di assistenza di 2º livello per la parte pediatrica e neonatale».

L’équipe parto in trasferta. Memmini però tranquillizza i colleghi dell’Opa. «Anche nella nuova organizzazione – spiega – verrà garantita, con la collaborazione dell’équipe sanitaria dell’Asl 1 alla sede Opa, un’adeguata modalità di nascita e assistenza per quelle rare cardiopatie congenite diagnosticate prima della nascita che necessitano di intervento immediato dopo la nascita». Medici, ostetriche e infermieri, insomma, all’occorrenza tornerebbero nella sala parto vicina all’Opa per seguire i parti di bambini da operare subito. «I numeri dicono che sono un paio al mese, perciò è una cosa fattibile», spiega Memmini.

No al polo chirurgico a Carrara. Memmini coglie l’occasione per mettere in guardia anche da un’altra ipotesi, quella di spostare il polo chirurgico all’ospedale di Carrara. «Peggiorerebbe l’assistenza – spiega il medico – provocherebbe un elevato dispendio di tempo e di risorse tecniche ed organizzative, senza un congruo risparmio economico come dimostrano i dati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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