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Punto nascite chiuso «Pendolarismo faticoso e costoso»

Punto nascite chiuso «Pendolarismo faticoso e costoso»

La commissione per la Pastorale sociale della Diocesi chiede interventi: lunigianesi senza servizi alternativi

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PONTREMOLI. La commissione per la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Massa Carrara, interviene sulla chiusura del punta nascita di Pontremoli, facendo una riflessione «in difesa dei soggetti più deboli». La commissione non entra nel merito delle motivazioni della chiusura, ma sollecita interventi e proposte che aiutino chi tale decisione deve subirla. «Infatti tale scelta non è stata accompagnata da necessari provvedimenti a tutela e rispetto dei diritti e della salute degli abitanti della Lunigiana, con una attenzione particolare ai più deboli, a coloro cioè dotati di minori risorse economiche, culturali e sociali; anzi una serie di successive scelte e non scelte, ha ulteriormente aggravato la situazione. Nessuno fra coloro che ne avrebbero avuto la responsabilità e la facoltà, a fronte di un provvedimento così drastico e realizzato in maniera repentina, ha voluto predisporre soluzioni alternative o comunque di supporto e a garanzia degli abitanti del territorio lunigianese».

La commissIone osserva che «a seguito della chiusura del Punto nascita di Pontremoli, nessuno, né la Asl, né tantomeno le Istituzioni competenti, politici in primis, hanno offerto finora soluzioni ai problemi che tale chiusura ha portato con sé. Se una donna in Lunigiana, magari a termine di gravidanza, lamenta qualche disturbo in un orario scoperto dagli ambulatori ospedalieri o dai consultori, chi può riscontrarne l’entità? Nessuno ormai. Può solo decidere di recarsi con il proprio mezzo, se lo ha, e a proprie spese a Montignoso (che, ricordiamolo, è dall'altra parte della provincia) a rischio proprio e del bambino che deve nascere e che potrebbe anche scegliere di nascere in itinere».

«A meno che non si voglia far credere che il servizio è garantito perché, in caso di necessità o di dubbio da parte del pronto soccorso o di altri servizi, oppure anche dell’utente, i medici di guardia del Dipartimento Materno Infantile, contattabili telefonicamente per un consulto urgente possono esprimere una diagnosi a distanza».

La commissione, fra le varie considerazioni che fa, aggiunge che «spostamenti e viaggi, pur con i relativi disagi, costi e pericoli oggettivi per la salute della madre o del bambino, sono possibili se la famiglia ha un’automobile, se ha risorse culturali ed economiche, se il marito, o chi per lui, presente e disponibile, può assentarsi dal lavoro, può chiedere e ottenere le ferie a suo piacimento.In caso contrario, come garantisce l’Azienda Asl a tutti i cittadini della Lunigiana, con particolare attenzione ai “più deboli”, la tutela della salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, così come ancora stabilisce l’articolo 32 della Costituzione?».

«Sarebbe necessario preoccuparsi di offrire adeguati servizi alternativi, là dove già esiste un disagio di tipo ambientale e dove, con la progressiva soppressione di attività specialistiche, si crea un pendolarismo di pazienti faticoso e costoso. Invece si continua a tagliare sui servizi alla persona, come i trasporti sanitari». «Ci sembra purtroppo che prevalga l'intenzione di perseverare nella logica unilaterale da parte delle diverse Amministrazioni, Asl compresa, di far tornare i bilanci a discapito dei servizi alla persona e lasciare il bene comune come mero slogan elettorale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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