Donne imprenditrici: pesa più la famiglia che la crisi
In provincia oltre 5mila aziende in rosa, il 60% delle titolari ha meno di 40 anni Doppio ruolo fra casa e lavoro: chiesti più servizi di supporto per l’infanzia
CARRARA. Imprese femminili: a Massa Carrara più numerose che nel resto della Toscana, ma gli ostacoli da superare sono sempre gli stessi, a iniziare dalla difficoltà di conciliare vita famigliare e lavorativa. L'imprenditoria femminile apuana è una realtà forte che regge, non senza difficoltà, la sfida della crisi: alla fine del 2011 nel nostro territorio si contavano 5.543 aziende rosa, solo lo 0,03% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per un tasso di femminilizzazione (il rapporto tra attività gestite da donne e da uomini) pari al 24,6%, superiore quindi alla media toscana del 23.9 % e quella nazionale del 23,5%. Secondo i dati presentati da Confartigianato, la maggior parte delle aziende rosa della provincia opera nel settore del commercio (1933 imprese pari al 34,85% del totale), seguito da quello della ricettività e poi a maggiore distanza da quello agricolo. Attività ed esperienze diverse, accomunate però dalle stesse difficoltà: al di là delle sfide poste dalla crisi economica, che non sembrano fare troppe distinizioni di genere, il problema principale per le imprenditrici apuane è lo stesso, ormai da decenni, ovvero quello di conciliare la vita familiare con il lavoro. Le donne che guidano le aziende del nostro territorio sono per lo più giovani (il 60% ha meno di 40 anni, il 29% meno di 50), hanno creato ex novo le proprie attività (58%) che anche per questo risultano essere generalmente recenti (il 76% delle aziende rosa apuane ha meno di 5 anni): numeri confortanti che fanno sperare bene per il futuro su cui però grava l'ombra di un'eredità pesante, quello della difficoltà denunciata dal 62% delle titolari, di conciliare il ruolo di “angelo del focolare” con quello di lavoratrice. E riservano anche un giudizio pesantemente negativo sui servizi a supporto della famiglia e della prima infanzia: per il 63 per cento delle titolari d'azienda l'offerta del nostro territorio è «non sufficiente».
«Se per l'accesso al credito le imprese rosa hanno compiuto passi in avanti, accorciando la forbice con gli uomini, riuscire a vivere serenamente la propria vita lavorativa e quella privata resta ancora molto difficile», ha detto Alida Vatteroni, presidente del gruppo Donne di Confartigianato.
Una valutazione confermata dal 56% delle imprenditrici. E il 42 per cento chiede una riduzione dei costi per l'accesso alle strutture per l'infanzia. L'urgenza è dunque quella di conciliare il doppio ruolo tra casa e ufficio, mentre la crisi è sentita quanto la avvertono gli uomini a capo di imprese.
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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