Il Tirreno

A settembre tutti in classe con la divisa

di Francesca Ferri
A settembre tutti in classe con la divisa

Montignoso, alle medie Giorgini l’uniforme diventa obbligatoria. Genitori infuriati, il caso finisce in consiglio comunale

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MONTIGNOSO. La divisa torna a dividere. Nel bel mezzo dell’estate, nel periodo che più lontano dai banchi non si può, riesplode il caso dell’uniforme scolastica per gli alunni della media Giovan Battista Giorgini di Montignoso, fortemente sostenuta dalla preside ma osteggiata da diverse famiglie.

Dopo il tentativo, fallito, di renderla obbligatoria l’anno scolastico passato, da settembre a quanto pare si fa sul serio: un bando di gara ha individuato a maggio una ditta fornitrice, la Cetti Confezioni di Modena (si veda articolo in basso), il campionario è pronto e a disposizione delle famiglie per essere visionato e fra un mese e mezzo la Giorgini sarà la prima, e al momento unica, scuola in provincia dove sarà obbligatoria l’uniforme.

Come un anno fa, però, non tutti i genitori sono d’accordo a far indossare la divisa ai figli. Quella che nelle intenzioni della preside Tosca Barghini è un «segno di appartenenza alla scuola alla stregua della divisa di una squadra di calcio», e un modo per rendere i ragazzi tutti uguali e dunque «liberi di esprimersi nelle loro capacità relazionali senza che queste siano filtrate dall’abbigliamento», per alcune famiglie è un’imposizione che sa tanto di regime.

Giovedì scorso la dirigente scolastica ha convocato genitori e alunni. Per molte famiglie è stata una sorpresa scoprire che lo scopo dell’incontro era far provare il campionario. «Quando abbiamo iscritto nostra figlia non ci hanno parlato di nessuna divisa – spiega il babbo di una matricola – e improvvisamente ci dicono che è obbligatoria e che dobbiamo spendere 66 euro per l’uniforme. Si rendono conto che qualche famiglia ha più di un figlio e che diventa una spesa enorme, oltre che inutile? Nelle scuole manca la carta igienica e loro pensano alla divisa».

La preside spiega che per le famiglie meno abbienti l’uniforme sarà gratuita grazie a una donazione della fondazione Fondazione Mite Giannetti D’Angiolo (legata alla ditta Campolonghi). «I nominativi di chi otterrà la divisa gratuitamente rimarranno strettamente riservati, neppure i ragazzi beneficiari della donazione lo sapranno».

Ma oltre ai motivi economici ce ne sono altri. «La divisa è dannosa dal punto di vista educativo – spiega Carlo Paolini, babbo di un ragazzo di terza – perché crea una falsa uguaglianza. Si vuole solo scimmiottare l’Inghilterra. L’anno scorso quasi nessuno l’ha comprata e pochissimi l’hanno indossata. Siamo di fronte a un’esperienza fallita e nonostante questo la preside continua a riproporla ignorando le leggi della Repubblica: la divisa non si può imporre e non c’è regolamento di istituto che tenga».

La questione, a questo punto, prende la via del consiglio comunale. Alcuni genitori si sono rivolti al Movimento 5 Stelle perché proponga un’interrogazione al sindaco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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