Il Tirreno

Dopo la tassa sull’ombra, l’ennesima gabella

Dopo la tassa sull’ombra, l’ennesima gabella

Pitanti (Confcommercio): «Gli ultimi controlli a Massa due anni fa. È chiaro che serve a far cassa»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Ci mancava solo la licenza Utif a complicare il percorso per aprire e gestire un bar o un ristorante. «Se è vero che non ci sono più limitazioni sul rilascio delle licenze per aprire un nuovo locale, è anche vero che la trafila per aprire un esercizio è lunga», spiega Silvano Pitanti, presidente degli esercizi pubblici per Confcommercio.

L’elenco va dal nullaosta sanitario per i locali, con tutte le prescrizioni necessarie, vari corsi per il personale sulla sicurezza, il pronto soccorso, l’antincendio e l’Haccp, un sistema di autocontrollo igienico che previene i pericoli di contaminazione alimentare. Serve poi aver seguito corsi di somministrazione alimentare.

Poi c’è tutto il capitolo tasse. La tassa di occupazione del suolo pubblico se si mettono sedie e tavolini in strada; la tassa sull’insegna; la tassa sulla spazzatura, che per i locali pubblici è molto salata. Poi Iva, Irpef, le addizionali sui consumi di energia elettrica e di acqua, che sono dovute e alla Provincia, e alla Regione.

Perfino l’ombra prodotta dalla tenda o dalla tettoia che dà sul marciapiede ha la sua tassa apposita. Per avere un’idea dell’importo, in centro storico a Massa un esercizio pubblico che all’esterno ha una tettoia di 15 metri per uno paga oltre 300 euro all’anno.

Ora, dunque, ci si mette anche la licenza sulla vendita di alcolici. Che, ad esser precisi, una tassa vera e propria non è, visto che per ottenerla si paga solo la marca da bollo. Ma viste le multe studiate per chi non ce l’ha, sa tanto di balzello bello e buono.

«Gli ultimi controlli segnalati a Massa sull’Utif - spiega Pitanti – risalgono a due anni fa. Noi avvisammo i nostri associati e li invitammo a mettersi in regola. Da allora non si erano più viste ispezioni».

Ma quanti sono i locali non in regola sul territorio? «Sono convinto che delle attività che sono state aperte negli ultimi dieci anni non paga nessuno», spiega Pitanti. «È chiaro che è una cosa per far cassa». (f.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino