Il Tirreno

Chiude i battenti l’unico emporio di Olivola

Le troppe tasse mettono in ginocchio la esercente che lo aveva coraggiosamente rilevato due anni fa

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AULLA. Il piccolo e suggestivo borgo di Olivola, a un tiro di schioppo dalla più conosciuta frazione di Quercia (salita alle cronache per la maxi calza della Befana che, ogni anno, viene appesa al campanile della chiesa locale), ha un unico negozio-emporio in cui ci si può trovare di tutto, come nelle migliori tradizioni del commercio sviluppato in zone montane e agresti di cui la Lunigiana ne è zeppa. Pertò, da domani, si dovrà dire che Olivola “aveva” il suo emporio dato che, come annuncia Andrea Lombardi, marito di Francesca Faggioni, titolare del negozio, l’attività verrà cessata.Una decisione presa a malincuore e che non nasconde il disagio e la crisi che da sempre (ma attualmente ben di più) attanagliano il comprensorio.

«Grazie alle politiche di sviluppo del governo Monti - esordisce Andrea Lombardi - da domani ci sarà una disoccupata in più. Finisce l’esperienza durata due anni in cui abbiamo cercato in ogni modo di tenere aperta la bottega “Il piccolo feudo” di Olivola, senza ottenere risultati e da domani si inizia a svendere tutto. Come sempre in Italia quando c’è bisogno di reperire soldi per risanare i buchi creati dai soliti noti, si va a raschiare dove è più facile e dove onestamente già si paga tutto. Così, pur sbandierando falsi aiuti alle piccole imprese, si aumenta la quota Inps di ben 400 euro all’anno, tagliando di fatto le gambe a chi coraggiosamente cerca di ridare vita a un piccolo borgo rifacendo nascere senza aiuti una vecchia “bottega di paese”. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno capito l’impegno che ci abbiamo messo e hanno fatto il possibile per far sì chi questa esperienza sia andata avanti per due anni. Grazie di cuore anche a tutti coloro che hanno preferito continuare a fare spesa da altre parti, senza aver mai avuto nemmeno la curiosità di confrontare i prezzi. Grazie di cuore da parte mia, di mia moglie e di quelli come noi che hanno cercato o stanno cercando di crearsi un lavoro altrimenti inesistente pur facendolo per uno stipendio ridicolo o quasi inesistente, ma dai quali lo stato sa solo pretendere. È senza dubbio questo il modo di creare sviluppo e occupazione».(f.p.)

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