Meteo
La città piange Lorenzo «Arrivederci in paradiso»
Quasi mille persone hanno partecipato ieri ai funerali del ragazzo morto venerdì Il messaggio del vescovo e un pensiero per Sara, ancora grave a Cisanello
MASSA. Gerbere giallo e arancio, girasoli e rose bianche. Una maglia rosso nera, una giallo blu, una bianca. Un arcobaleno di colori entra nel duomo di Massa, accompagnato da un applauso scrosciante, ma non è un giorno di festa. Le quasi mille di persone che affollano la navata in ogni angolo e le gradinate della cattedrale sono qui per dire addio a Lorenzo Cantoni, morto a 18 anni venerdì scorso all’alba per un incidente con suo scooter mentre tornava a casa dalla festa per la fine della scuola.
Una cerimonia durata oltre un’ora e mezza, quella che ieri ha salutato lo sfortunato ragazzo, fatta di lacrime e sorrisi, di disperazione e ricordi, di commozione e silenzi. Tutti gli amici che giovedì sera erano con Lorenzo a festeggiare, ieri erano di nuovo insieme per lui nella cattedrale di San Francesco, e con loro i professori, i compagni del calcio, i volontari della Misericordia di cui Lorenzo faceva parte, i parenti, gli amici della parrocchia di Marina di Massa, le maestre delle elementari e anche gente comune.
Perché la tragedia che ha colpito la famiglia Cantoni è la tragedia di un’intera città rimasta sconvolta e muta di fronte alla morta assurda di un ragazzo d’oro. Tutta Massa, dunque, si stringe intorno alla famiglia di Lorenzo, la mamma Mafalda e la sorella Eleonora, già colpite quattro anni fa dalla perdita del babbo di Lorenzo, Marco.
La bara fa il suo ingresso in chiesa portata a spalla dagli amici. Sopra la maglia del Milan, quella del Tirrenia e quella della parrocchia di Marina. Sopra viene anche adagiato un cuscino di rose bianche e un ritratto di Lorenzo. Padre Francesco e altri sette sacerdoti officiano la cerimonia tra i singhiozzi incontenibili di chi siede sulle panche. Gli amici, ad uno ad uno, lasciano la gerbera sulla bara, sfilando davanti alla mamma e alla sorella di Lorenzo sedute disperate coi parenti accanto al loro ragazzo.
Quando il canto di preghiera tace, risuonano forti i singhiozzi a riempire l’altissima navata. Centinaia di occhi rossi sono tutti fissi sulla bara di Lory. Padre Francesco legge un messaggio del vescovo Giovanni Santucci, che per precedenti impegni non può partecipare alla messa. «Lascio che sia silenzio a prevalere – scrive il vescovo – le parole non servono a colmare la morte di un figlio e di un compagno. Le tante domande che si affollano alla mente non hanno risposta, non c’è un senso umano alla morte, soprattutto una morte come questa. Ma la paura che secca il cuore deve essere sorgente di impegno. Ora è il momento di trasformare pianto in preghiera e dire grazie a Dio per averci fatto incontrare Lorenzo. Lorenzo non è morto, vive e ritroverà in cielo il suo papà. Stasera gli diamo il nostro arrivederci in paradiso».
Mamma Mafalda ed Eleonora rimangono per tutto il tempo abbracciate senza mai alzare lo sguardo da quella bara, strette strette l’una a l’altra mentre a turno ascoltano chi era Lorenzo nei racconti degli amici. E ad ogni ricordo è un applauso per il loro amico che non c’è più.
Parla il presidente della Misericordia, la voce rotta e la disperazione nel cuore. «Non abbiamo più occhi per vederlo ma Lorenzo c’è», spiega. Parla il preside rivolto agli alunni: «Non abbiate paura di piangere ma sappiate sempre tenervi per mano». Parla e piange l’insegnante di storia e filosofia, ricordandolo in classe e nei corridoi della scuola: «La tua assenza è immensamente dolorosa». E poi parlano gli amici, con ricordi, aneddoti, pensieri preparati per il funerale che strappano un sorriso alle lacrime ma gettano ancora di più nella disperazione per la perdita di un ragazzo adorato.
I giovani si asciugano le guance e si reggono a stento l’uno all’altro. Hanno abbandonato la spavalderia della loro età, questi ragazzoni in t-shirt, e ora si abbracciano, si fanno forza, scuotono la testa. Nel modo più doloroso oggi sono diventati adulti.
Durante la cerimonia c’è anche un pensiero per Sara Filigheddu, l’amica che viaggiava in sella con Lorenzo e che è rimasta gravemente ferita ed è ricoverata nel reparto di terapia intensiva a Pisa, torni presto a casa. Le sue condizioni restano stazionarie.
Quando la bara infine esce dalla chiesa, un altro lungo applauso la saluta, insieme alla musica degli Oasis, la preferita di Lorenzo, che da ieri sera riposa accanto alle ceneri del babbo nel cimitero di Forno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Altro articolo a pag. 10
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
