Il presidio
«La Asl apra il ricovero» Cinquemila firme pro Pelù
Un plebiscito chiede il via libera alla residenza per anziani in stallo da 12 anni La presidente della fondazione: «Regione, azienda e Comune diano una risposta»
MASSA. Cinquemila firme raccolte in appena dieci settimane per chiedere che la Asl tenga fede al suo impegno e apra, finalmente, la residenza sanitaria per anziani non autosufficienti in via Marina Vecchia.
Le ha raccolte il comitato popolare di sostegno alla Fondazione Dottor Ezio Pelù e sono già state spedite al presidente della Regione Enrico Rossi, al sindaco Roberto Pucci e al direttore generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis. Un segnale di quel che i cittadini vogliono, che più chiaro di così non si può.
La vicenda della rsa mancata è nota. Nel 2000 la fondazione intitolata al pediatra e presieduta dalla moglie di Pelù, Piera Teresa, cede alla Asl un’ampia struttura in via Marina Vecchia, con la clausola che l’azienda sanitaria ci realizzi una rsa. Nel proprio statuto, infatti, la fondazione ha come scopo l’assistenza agli anziani.
Il passaggio ha l’avallo della Regione che concede all’Asl un finanziamento di 4 miliardi e mezzo di lire per eseguire i lavori che trasformano l’edificio in una struttura che possa ospitare e assistere quaranta anziani. Camere, letti, armadi, bagni completi dei sanitari, perfino le luci in giardino: in via Marina Vecchia mancano solo le recinzioni e il collaudo ma dopo dodici anni la fondazione attende ancora che l’rsa venga finalmente aperta. L’edificio cade nell’abbandono, viene periodicamente depredato e deturpato e l’Asl deve spendere altri soldi per risistemare.
Lo scorso marzo, la doccia fredda: nel suo Piano attuativo locale, datato 6 marzo 2012, la Asl cala le carte e ufficializza ciò che da tempo era nell’aria: l’rsa in via di realizzazione deve cambiare destinazione d’uso e diventare sede della Salute mentale infanzia e adolescenza. Il motivo? Non ci sarebbero liste d’attesa, ovvero anziani che hanno fatto richiesta di entrare nell’rsa, da giustificare l’apertura di una struttura che imporrebbe all’azienda sanitaria un investimento sostanzioso per assumere personale specializzato.
«In realtà – spiega la presidente Pelù – se è vero che a giugno 2011 le liste d’attesa erano vuote, oggi ci sono dodici persone in attesa di un posto in una residenza sanitaria per anziani nella zona della costa, e altre trentaquattro sono state costrette a trasferirsi in rsa private della Lunigiana, lontano da casa e dai familiari, spesso coniugi altrettanto anziani e che quindi hanno difficoltà a fare visite frequenti». Quarantasei persone che sarebbero più che sufficienti per aprire la rsa di Massa».
Dopo l’annuncio del cambio di rotta da parte dell’Asl, Pelù ha chiesto dunque un incontro con il governatore Rossi e con l’assessore regionale alla salute Scaramuccia, riuscendo però a incontrare, lo scorso maggio, solo due funzionari (ha presenziato anche il dg dell’Asl di Massa, Maria Teresa De Lauretis). «La Regione si è impegnata a trovare una soluzione tra fine maggio e inizio giugno – spiega Pelù – ma dopo questo tsunami sulla sanità massese e le dimissioni di Scaramuccia siamo preoccupati».
Oltre alla rabbia per non poter dare agli anziani una struttura che risponda ai loro bisogni, la fondazione Dottor Ezio Pelù reclama anche un danno d’immagine. Nella percezione quotidiana, infatti, le specifiche responsabilità della mancata apertura della rsa non sono sempre chiare. «E si finisce per chiedersi perché la fondazione non abbia ancora aperto la struttura, senza sapere che la responsabilità è dell’Asl», spiega l’avvocato Ettore Beccari, che con la presidente Pelù e il segretario della fondazione, Gianni Pasqualini, ha presentato ieri in conferenza stampa le firme raccolte.
Tante quante sono le persone preoccupate per il destino della rsa. «Abbiamo raccolto 4.673 firme già inviate alle autorità – spiega Pelù – e già altre sono arrivate. Un risultato plebiscitario».
Lo sguardo della signora Piera Teresa si alza sull’edificio nuovo di zecca ma vuoto, con l’erba alta e i segni del cantiere ancora aperto, e la rabbia si unisce al dolore nel vedere che la volontà del marito non ha ancora trovato realizzazione. «Dopo dodici anni – spiega – la fondazione conferma il suo pieno titolo a rivendicare il rispetto delle intese raggiunte con la Asl dal punto di vista etico e giuridico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
