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Il castello non cresce: senza Spino Fiorito meno di 10mila visite

Il castello non cresce: senza Spino Fiorito meno di 10mila visite

Presenze ferme da 10 anni, solo la rassegna porta gente Problemi di orari, di accesso e di valorizzazione

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MASSA. Nei quattro giorni di Spino Fiorito, sono saliti al castello Malaspina 13mila visitatori. Più che in tutto il 2011 (anno in cui la rassegna non c’era): 9.156. Nel 2010 (anno della precedente edizione di Spino Fiorito) i visitatori furono 21.757, di cui 11.040 nei giorni della manifestazione. Nel 2009 le visite si erano fermate a 8.655; l’anno prima (2008) erano schizzate a 18.791, grazie alle 10mila di Spino Fiorito.

Bastano questi dati per capire le potenzialità del Castello Malaspina: se alla rocca organizzi eventi di richiamo, la gente va, eccome. Altrimenti, i visitatori si fermano ben sotto i diecimila. Sei-settecento al mese, ma con con punte sopra i 2mila in luglio e agosto e mesi anche con soli 50 ingressi, secondo i dati forniti dall’Istituto Valorizzazione Castelli.

A fare numero, poi, sono soprattutto le scolaresche, in occasione di iniziative particolari, mentre i visitatori a pagamento sono molti meno: 4.416 (di cui 758 ridotti) nel 2011; 5.573 (856 ridotti) nell’anno precedente. Ed è così da tempo: a scorrere le statistiche dell’Ivc si vede bene come fin dal 2002 le presenze siano sempre tra 8 e 10mila l’anno.

Il castello Malaspina, insomma, non cresce e le sue attrattive restano parecchio sotto-valorizzate. Perché? Le ragioni sono diverse. C’è un problema di accesso: per raggiungere la rocca non c’è alcun servizio pubblico, la salita per chi va a piedi è dura. E c’è un problema di apertura: solo sabato, domenica e festivi e solo nel pomeriggio dalle 14,30 alle 18,30 (ma in estate gli orari sono più lunghi). Orari che non possono essere ampliati perché l’Istituto Valorizzazione castelli che “gestisce” il Malaspina non ha risorse per pagare gli addetti a biglietteria e sorveglianza. Deve fare affidamento ai 50mila euro circa stanziati ogni anno dal Comune e dai (magri: sui 20mila euro l’anno) introiti dei ticket – un biglietto intero costa 5 euro, non pochissimo – per far fronte all’accoglienza-apertura ma anche alla piccola manutenzione. Del resto appare difficile, per l’amministrazione, aumentare, in questi tempi di crisi, il budget per il castello, visto che non dà alcun ritorno economico. Il castello resta così poco accessibile e semi-vuoto: un patrimonio turistico (oltre che storico e culturale) che no si riesce a far fruttare come potrebbe. In altri paesi (Spagna, Francia, Austria, Slovenia, ad esempio), gli antichi castelli sono stati “espugnati” da bar e ristoranti, sono sedi di musei, ospitano mostre importanti e sono spesso pieni. Qui, dominano le erbacce.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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