Meteo
«Pianeta sanità, in arrivo nuovi tagli»
Pontremoli, allarme di Jacopo Ferri (Pdl) sul futuro di ginecologia-ostetricia del Sant’Antonio Abate
PONTREMOLI. Appresa la notizia del nuovo parto al Sant’Antonio Abate, il coordinamento comunale del Pdl, a nome di Jacopo Ferri e Manuel Buttini, ha emesso una nota al veleno denominata: «Un altro parto a Pontremoli: stoppare subito i propositi di ridimensionare il percorso nascita e riaprire al più presto la maternità».
Poi l’affondo del Pdl: «Mentre la dottoressa De Lauretis non si degna neppure di rispondere alle datate sollecitazioni dell’amministrazione comunale di Pontremoli, l’ambulatorio ospedaliero di ginecologia-ostetricia continua a segnalarsi per l’efficienza con la quale ha consentito sino a oggi di far nascere bimbi e di evitare tragedie che, per come ha agito e sta agendo l’Ausl 1, non si possono davvero escludere. Ad aggravare infatti la situazione organizzativa approntata a seguito della chiusura scriteriata del punto nascite, si ha notizia ormai da settimane della volontà della direzione di prevedere per un futuro molto prossimo il netto ridimensionamento dei turni di reperibilità ostetrico/ginecologica e pediatrica presso il Sant’Antonio Abate. È evidente a tutti che ciò andrebbe ad aggravare ulteriormente il già tortuoso, lesivo del diritto alla salute, percorso di assistenza alle partorienti e ai nascituri individuato dall’Asl. Se ciò avvenisse, significherebbe, di fatto, decretare la chiusura dei reparti ostetrico/ginecologico e pediatrico dell’ospedale di Pontremoli, e sarebbe tradito anche quanto affermato dalla direzione aziendale al momento della chiusura del punto nascite del medesimo ospedale, causando ulteriore, notevolissimo, danno al tessuto socio-economico-sanitario del territorio».
Secondo Ferri e Buttini, come rimarcato nella nota: «Conferma il tutto L’ennesimo parto avvenuto martedì scorso, per non parlare dell’ormai abituale nascita “in viaggio” che l’azienda ignora gravemente, così come continua a ignorare anche le più piccole esigenze dell’ambulatorio ostetrico-ginecologico. Da più di un mese, per esempio, non è più possibile fare interventi di isteroscopia perché l’apparecchiatura non è utilizzabile, ma la direttrice De Lauretis lascia che le liste d’attesa crescano e non si preoccupa di rimediare con tempestività. Da sempre sosteniamo, purtroppo ascoltati poco, che i diritti dei cittadini di Pontremoli e della Lunigiana non possono siano da meno di quelli dei cittadini di piccoli Comuni toscani e di regioni limitrofe che mantengono aperti reparti ostetrico/ginecologici in deroga alle linee di indirizzo regionale e nazionali in virtù di una particolare territorialità, del tutto simile alla nostra. Attendiamo dunque risposte serie e veloci che permettano, alla luce di fatti significativi come quello in questione e i tanti precedenti, di svolgere un confronto su questi importanti e delicati temi, finalizzato a evitare azioni di ulteriore depotenziamento del sistema sanitario lunigianese e al contrario a revocare la sbagliatissima decisione di chiudere il punto nascita».
La storia del punto nascita del Sant’Antonio Abate di Pontremoli è stata lunga e tortuosa, ma, alla luce dei fatti, pare non ancora conclusa.
L’Asl 1 Massa Carrara, già alcuni anni fa, manifestò l’intento di azzerare il reparto, in virtù del fatto che la soglia minima dei 500 parti all’anno necessaria per garantire l’esistenza del reparto non veniva raggiunta. Infatti le nascite annue erano di poco superiori alle 200 unità. I sostenitori del punto nascita invocarono il fatto della territorialità, ossia i disagi di cui la Lunigiana è sofferente cronica, ma ciò non è bastato a evitare la scure dei tagli. Infatti dal febbraio 2011 la struttura è stata smantellata tra il totale disappunto, malgrado le molte forme di protesta messe in atto non solo dai pontremolesi.(f.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
