Il presidio
«La politica locale non aiuta il porto»
Nardi spara a zero: resiste alla crisi ma ha bisogno di spazi, Authority meglio chiusa che condizionata dall’esterno
CARRARA. Il ciclone Filippo Nardi ha colpito ancora. L’amministratore delegato della Porto di Carrara spa spara a zero sulla Regione, sulla classe politica locale, per la situazione in cui versa la portualità locale. Definisce uno “spettacolo” l’iter per il rinnovo della presidenza della Port Authority e dice che l’ente conquistato nel 1994 e salvato in tempi più recenti «per il rotto della cuffia», ora «sembra avviarsi a un condizionamento esterno»: in tal caso, conclude, «credo che bisognerà cominciare a pensare alla sua soppressione».
L’intervento senza mezze misure, Nardi lo ha fatto ieri pomeriggio nella sala convegni dell’Autorità portuale, dove poco prima era stato presentato il progetto P.Im.Ex. Lo studio fornisce sui traffici e sulla viabilità a questi legata, dei dati riferiti al 2008-2009 su un campione di imprese interpellate nel 2010. E proprio dal 2009 parte Nardi: «Allora, a seguito dello scoppio della crisi mondiale il nostro porto era dato per spacciato, ma dal secondo semestre di quell’anno ha riconquistato un equilibrio. Fu dato per spacciato per tre elementi di crisi: la depressione dei traffici mondiali che ha interessato anche altri porti; localmente il dimezzamento dell’import del granito conquistato da altri Paesi, da cui importavamo 1,5 milioni di tonnellate; la crisi dell’export di granulati (da 700mila e 200mila tonnellate perché l’Imerys ha trasferito i traffici in Turchia); infine la crisi dovuta alla politica». E ironizza sulla “grande presenza” (che non c’era) di amministratori e politici locali al convegno di ieri. Salva solo l’assessore provinciale Paolo Baldini assente giustificato.
L’idea di Nardi è quella di un’ unica piattaforma logistica Marina-La Spezia (distinta dalla direttrice Livorno). Il tentativo di sinergie fra i due porti per le merci non containerizzate fallì, ha detto Nardi, perché «la Contship occupò con i container tutte le banchine spezzine, con l’appoggio della locale amministrazione». E a Carrara il suo sogno del raddoppio dei 1.300 metri di banchine è rimasto sulla carta.
Velata polemica sul monopolio: secondo Nardi oggi il porto con tutti i problemi che ha è appena sufficiente a una sola impresa. Mezzi meccanici non spostabili fra ponente a levante, con in mezzo il Cantiere e il Club Nautico. Eppure, dice, il porto è apprezzato nel comparto, per la sua produttività, la bassa incidenza degli infortuni, e un organico preparato e non ridotto. «Magazzini, gru, carri elevatori. Tutto realizzato da noi». Il concetto (e la legge 84/94) di concorrenza interna lo fa infuriare. Immagina una banchina virtuale Marina-Marghera, inserita in un sistema logistico di traffici per il Nord. «Ma nella situazione attuale è difficile». Gli brucia la passata bocciatura del piano regolatore portuale: accusa la Regione e «l’indifferenza della politica locale». Vorrebbe vedere il completamento di infrastrutture come la Pontremolese, il corridoio Ti-Bre, il raccordo autostradale Parma-Mantova; il prolungamento della via dei marmi fino al terminal portuale; la divisione del traffico leggero da quello pesante in viale Da Verrazzano; migliori condizioni da Trenitaria per raddoppiare i 4000 vagoni merci del 2011. Sì ai traffici del Nuovo Pignone, «anche se aggiungono solo il 3% a quelli complessivi», ma l’obiettivo per Nardi è quello di nuovi spazi. «Però, per fare investimenti servono certezze sulla gestione futura del porto. Non bastano gli spot delle amministrazioni locali, senza una visione d’insieme».
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