Italia
«Qui noi medici ci sentiamo soli» Sos dalla Terapia intensiva
MASSA. «Chi opera in una terapia intensiva di confine si sente spesso stretto in una morsa, dietro un’inferriata che condanna ad una vita di stenti e di privazioni, per cui non resta che affidarsi...
MASSA. «Chi opera in una terapia intensiva di confine si sente spesso stretto in una morsa, dietro un’inferriata che condanna ad una vita di stenti e di privazioni, per cui non resta che affidarsi alla clemenza della corte, o all’aiuto di Dio».
Sono queste le dichiarazioni della dottoressa Paola Fabbri, direttore dell’Unità Operativa di Anestesia e rianimazione della Lunigiana, riportate in un intervento (“Come lavorare in una rianimazione a Capo Finisterre”) uscito il mese scorso sul mensile “Toscana Medica”. E riportate, testuali dall’onorevole Lucio Barani durante la sua conferenza ad ampio raggio sulla sanità apuana.
«La nostra Terapia Intensiva è composta da quattro posti letto collocati in camere separate ma prive di monitoraggio centralizzato - continua l’intervento della dottoressa Fabbri su Toscana Medica - il che comporta ovviamente un grosso dispendio energetico dal punto di vista gestionale a fronte di un livello di sicurezza talora difficile da raggiungere e mantenere. Il raggiungimento degli obiettivi prefissati diventa pertanto un viaggio con mezzi di fortuna, e spesso si arriva alla meta malconci e con le ossa rotte». E poi continua l’articolo: «La nostra Terapia intensiva è gestita da cinque medici, nessuno autoctono che, con grande dedizione, si impegnano ad erogare un livello sanitario qualificato a tutta la popolazione. Ma, effettivamente, ci sentiamo molto soli, ci sembra di non appartenere a nessuno ed ogni sforzo compiuto viene solo raramente gratificato. Numerosi sono gli svantaggi di lavorare in una Terapia intensiva di un mondo lontano. Tutto diventa complicato: le consulenze, non tutti i giorni sono disponibili; gli esami di laboratorio viaggiano su ruote, talvolta si perdono e la domenica si fermano, L’approvvigionamento di emoderivati (viaggia su ruote) e l’aggiornamento scientifico: a pochi informatori viene in mente di passare dalla Lunigiana».
La dottoressa Fabbri parla anche dei “vantaggi a vivere e lavorare a Capo Finisterre”. Fra questi: «L’offerta sanitaria e formativa - si legge nell’articolo di Toscana Medica - che siamo riusciti a proporre è sicuramente di buon livello nonostante le ristrettezze economiche in cui si trova la nostra sanità».
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