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Cocaina in bottiglia in volo dal Brasile Al via maxi inchiesta

Cocaina in bottiglia in volo dal Brasile Al via maxi inchiesta

Due corrieri carioca hanno già patteggiato 4 anni e mezzo Coinvolto un uomo di Montignoso. Adesso tremano i clienti

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La cocaina per la riviera apuoversiliese arrivava da Porto Seguro, in Brasile. In bottiglie di cachaca, la famosa acquavite carioca che è l’ingrediente principale della caipirinha. Il traffico è stato scoperto all’aeroporto Malpensa di Milano. Quasi per caso: la guardia di finanza infatti ha aperto un collo a campione. Era indirizzato a Montignoso. Le fiamme gialle hanno visto le bottiglie (con la tipica protezione di paglia) del liquore, ma invece di rimettere tutto a posto come fanno sempre hanno voluto approfondire. Ne hanno aperta una e l’hanno fatta analizzare. E hanno scoperto che si trattava di cocaina purissima. Hanno avvertito la procura di Massa-Carrara e hanno deciso di consegnare il pacco al suo legittimo destinatario. Fingendosi dei corrieri. E così è scattata la trappola. L’uomo quando si è visto scoperto pur di salvarsi ha spifferato tutto agli inquirenti. Non solo: perquisendo l’appartamento i militari hanno scoperto un grosso quantitativo di polvere bianca. Era frutto di una consegna avvenuta poco tempo prima che il quarantenne, ex appartenente alle forze dell’ordine, aveva già trasformato in polvere. Come? In modo abbastanza empirico, usando delle padelle dove versava lo stupefacente mischiato all’alcol. Quest’ultimo evaporava e restava la polvere attaccata al fondo. Cocaina purissima, che una volta tagliata avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro.

Capito che il giro era importante, gli inquirenti, hanno fatto partire un’indagine che è sfociata in due tronconi: uno già terminato con il patteggiamento di 4 anni e mezzo per due brasiliani di 46 anni (Maria Lata Garcia e Juarez Marques Nelio); l’altro invece ancora in corso e soprattutto più importante perché coinvolge un gran numero di persone. Per questo troncone è fondamentale la collaborazione dell’uomo di Montignoso. Che aiuta la procura e le forze dell’ordine facendo la richiesta di un nuovo pacco a Porto Seguro. Tre bottiglie di cachaca e quindi tre litri di cocaina. La spedizione stavolta viene seguita da una delle trafficanti della banda, che doveva raggiungere Massa proprio concludere un affare per conto della banda di narcotrafficanti. La donna suona alla porta dell’uomo ma al posto suo trova tre finanzieri che le mettono le manette ai polsi. Con lei c’era anche un connazionale, trovato anche lui con dello stupefacente addosso. Hanno poco da giustificarsi i due, finiscono in carcere e a loro volta danno qualche dritta agli inquirenti. Da qui la richiesta, accolta, di poter patteggiare la pena. Quattro anni e mezzo, comunque, non sono pochi.

Il primo filone quindi si è concluso davanti al giudice dell’udienza preliminare Ermanno De Mattia qualche settimana fa. Prosegue invece l’altro filone, quello che gli inquirenti ritengono essere il più importante e soprattutto il più sostanzioso. Perché la banda riforniva diversi pusher che gravitano tra Marina di Massa e la Versilia, ma vendeva anche al dettaglio. E sono diversi i nomi che sono saltati fuori parlando con le persone che gestivano la compravendita dall’Italia al Brasile. Di questi nomi al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati, anche perché si tratta di semplici consumatori. Ma la discrezione usata dalle forze dell’ordine è tale che fa pensare che ci sia sotto dell’altro. Come per esempio dei festini in case private a base di coca dove ognuno porta la droga che ha per dividerla con gli altri. Ed è qui che si ipotizza il reato di spaccio anche per quelli che all’apparenza sembrano soltanto gli ultimi anelli di una catena che parte da Porto Seguro e arriva fino ai piedi delle Alpi Apuane. La domanda più logica che viene da fare è se tra questi nomi ce ne siano di eccellenti. Domanda logica che rimbalza nel nulla, però. A questo punto il riserbo è massimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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