Il Tirreno

Sul no ai kebab si muove il prefetto

Sul no ai kebab si muove il prefetto

Nel mirino le competenze della giunta di Pontremoli dopo le contestazioni del Pd

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PONTREMOLI. La Prefettura nel richiamare il Comune di Pontremoli «a una corretta e puntuale applicazione della vigente normativa in merito alle attribuzioni amministrative degli organi di codesto ente», invita l’amministrazione a fornire notizie sulla questione che ha suscitato le contestazioni dei consiglieri comunali del Pd, che a fine febbraio hanno espresso critiche contro la delibera della giunta che vieta i kebab e attività simili nel centro storico della città.

Secondo il Pd, dalla breve lettera della Prefettura, «appare chiara la preoccupazione che la giunta possa aver deliberato su materia di non propria competenza, come del resto ben evidenziato dal parere negativo del responsabile dell'ufficio comunale competente».

Il Partito democratico ritiene che dovrebbe esprimersi il consiglio comunale. Nel proprio esposto alla Prefettura, del 27 febbraio scorso, (firmato dal capogruppo Roberto Ribolla, Paolo Bissoli e Mauro Cozzalupi) il Pd si era schierato control la delibera della giunta di Pontremoli ritenendola illegittima: «Solo il consiglio comunale può deliberare».

L’amministrazione ha ritenuto, con la sua scelta, di dover mantenere nel centro storico determinate caratteristiche commerciali, ma ha fatto alzare gli scudi non solo a parti politiche ma anche a commercianti che hanno fatto una petizione. Per il Pd, una scelta «oltre che politicamente sbagliata e inaccettabile, anche in evidente contrasto con quanto disposto dal testo unico che disciplina il funzionamento degli Enti Locali; in particolare dall'art. 42 del Dlgs n. 267/2000 prevede che argomenti come quello in questione siano di esclusiva competenza del Consiglio: dunque l'atto così come invece è stato assunto è gravemente lesivo dei diritti dei Consiglieri Comunali, per questo il Pd ne chiede la revoca», sosyenendo che certi provvedimenti come quelloin oggetto danno l’impresisone di voler discriminare persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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