Il Tirreno

E pochi giorni fa la morte di Olga: viveva in tenda, uccisa dagli stenti

Sono due storie simili: due straniere, due donne in gravidanza, una al settimo mese, una al quarto. Ragazze già madri che, per il disagio economico e psicologico, hanno dovuto rinunciare ai loro...

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Sono due storie simili: due straniere, due donne in gravidanza, una al settimo mese, una al quarto. Ragazze già madri che, per il disagio economico e psicologico, hanno dovuto rinunciare ai loro figli, affidati a strutture protette.

Tutte e due spaventate dall’idea di perdere ancora una volta i loro piccoli, adesso protetti dal pancione. Olga Kogut, ucraina di 31 anni - diranno i servizi sociali di Massa e l’azienda sanitaria - ha fatto perdere le sue tracce, «ha rifiutato di essere accolta in una struttura protetta e lo ha fatto con una dichiarazione scritta».

Olga ha costruito la sua vita in una tenda, ai bordi della ferrovia e lì gli stenti l’hanno uccisa, al settimo mese di gravidanza. È sfuggita alle maglie della rete sociale. Di lei nessuno ha saputo più nulla.

Adesso una storia simile, una madre romena, solo 28 anni, che tenta di togliersi la vita, per la disperazione, in un appartamento di Marina di Massa . Ma c’è una differenza tra quelle due ragazze straniere: non solo la nazionalità , ma anche la capacità della mamma romena di chiedere aiuto, di lanciare un appello, seppur inconsapevolmente.

Lo fa una prima volta a gennaio, quando telefona al 112 per dire che non ce la fa più ad andare avanti così, lo fa una seconda volta venerdì sera, poco dopo le 19, quando chiama la polizia e avvisa che ha intenzione di togliersi la vita.

È il suo modo per dire: “salvatemi, datemi una mano”. Accetta il ricovero e l’aiuto degli psichiatri. È il suo modo di ancorarsi alla vita.

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