Il Tirreno

Picchiati in casa, non vogliono testimoniare

Picchiati in casa, non vogliono testimoniare

Il pestaggio per un debito legato agli stupefacenti. Hanno detto ai giudici di essere stati minacciati

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MASSA

Sono stati portati in tribunale contro il loro volere Elio Marzi e Lorenza Tongiani, vittime di un pestaggio per un debito non saldato. I due, conviventi, furono picchiati da Pablo Ricci e da suo padre Roberto per quattromila euro. Dovevano testimoniare, ma hanno detto al collegio (Failla, Aracri e Ferri) che non volevano dire nulla perché si sentivano minacciati. Per queste minacce, o presunte minacce, non hanno mai presentato denuncia né hanno detto in aula da chi partivano. E le difese dei Ricci, avvocatri Del Giudice e Biondi, insorgono: «Non è possibile negare il contraddittorio in questo modo - hanno detto -. Il processo in questo modo resta zoppo. Avremmo voluto sapere dalle vittime cosa era accaduto. Invece non è possibile».

A pestare Marzi e Tongiani oltre a Pablo e Roberto Ricci eranche due albanesi mai identificati. Lui aveva avuto 22 giorni di prognosi, lei tre.

A gennaio le due vittime non si erano presentate in aula dicendo di avere degli impegni di lavoro. Mercoledì sono stati accompagnati in tribunale, ma non è servito per farli parlare. Gli uomini della polizia (volanti e squadra mobile) che hanno condotto le indagini invece hanno raccontato cosa è succcesso: dall'intervento dopo il pestaggio, all'identificazione dei colpevoli. Identificazione che è stata possibile grazie alla denuncia di Marzi.

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