La tragedia di Olga, sparita dopo l’affido del primo figlio
Incinta di sette mesi, è morta in una tenda a trentun anni Il bimbo le era stato tolto, c’era il rischio di maltrattamenti
«E’ la tragedia delle persone invisibili. Quelle che non hanno il coraggio di rivolgersi ai servizi sociali, perché hanno paura.Paura di essere mandati via, di essere divisi, di perdere i figli. Questa morte è la conseguenza di una vita vissuta ai margini. E’ una sconfitta per tutti».
Sono parole piene di amarezza quella della dirigente dei Servizi sociali del Comune di Carrara, Daniela Tommasini. Anche per una professionista come lei, che di casi disperati ne vede ogni giorno, la storia di Olga Komut, la 31enne ucraina morta nel sonno al settimo mese di gravidanza, dentro a una tenda accanto alla ferrovia dove viveva da sei mesi accampata con il compagno marocchino, induce a una riflessione. «Di questa situazione, così drammatica, non abbiamo mai avuto alcuna segnalazione, nè da parte di privati cittadini, nè dalle forze dell’ordine - spiega la Tommasini - I servizi sociali si sarebbero immediatamente attivati di fronte a una vicenda del genere. Non solo: una donna incinta, di qualsiasi nazionalità e in qualsiasi condizioni essa sia, viene tutelata in tutto e per tutto. Se solo si fosse rivolta a un consultorio, non saremmo mai arrivati a questo punto».
Eppure Olga Komut, non appena arrivata in Italia, ai servizi sociali ci si era rivolta. Lei, che era venuta a Massa con la speranza di curare il suo bambino malato, aveva segnalato una situazione di grave disagio familiare, con l’ex marito. E, a quel punto, per una delicata vicenda di rischio di maltrattamenti, suo figlio era stato dato in affido familiare.
Da allora Olga si era resa invisibile. E’ scomparsa, più di un anno e mezzo fa. Come se si fosse tolta dai radar. Eppure le assistenti sociali di Massa hanno provato più volte a contattarla: ma al numero di cellulare che aveva lasciato in Comune non rispondeva più nessuno.
Alla Caritas, dove andava per qualche pasto caldo, e dove aveva conosciuto il suo attuale compagno, non la ricordano. E comunque da tempo non frequentava più il centro di accoglienza, solo per il pancione l’avrebbero notata. E neppure le forze dell’ordine avevano mai avuto segnalazioni riguardo quella piccola tenda, nascosta fra i rovi nella zona industriale, accanto un capannone dismesso della ex Ferroleghe e a pochi passi dalla ferrovia. Un intervento di sgombero era stato fatto, alcuni mesi fa, ma nel troncone della ferrovia dall’altra parte della città, nella zona che costeggia il centro Tuscania. Ma, in quel caso, si trattava di una sorta di baraccopoli, ed era stata sgomberata. Olga e il compagno erano da soli.
Vivevano nascosti. Nessuno li aveva mai visti e nessuno, fino a ieri mattina, quando Olga è morta, si era mai accorto di loro.
Il dolore del sindaco. «Una donna incinta che muore in una tenda, al freddo, è una brutta pagina della storia della città, di tutto un territorio». E’ questo il commento a caldo del sindaco Zubbani. «Qualcosa non ha funzionato, quello che non ci ha permesso di raggiungere queste due persone disperate che si erano ridotte a vivere in quel modo. E’ una cosa su cui dobbiamo riflettere».
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