Il presidio
Assenteismo, pedinati i furbetti
L’indagine genera paure diffuse tra i dipendenti, ma i casi nel mirino riguardano irregolarità “eccezionali”
MASSA
Timbrano il cartellino, risultano al loro posto di lavoro, ma in ufficio non si trovano. Sono i dipendenti pubblici nel mirino di carabinieri e guardia di finanza, da tempo impegnati in una serie di controlli sull’assenteismo in Comune, in Provincia e nell’Asl.
Un’indagine condotta, a quanto pare, anche con l’ausilio di telecamere nascoste, oltrechè con controlli incrociati delle registrazioni del badge in dotazione al personale con la reale presenza dei lavoratori “nel mirino” negli uffici. Non solo: alcuni lavoratori sarebbero stati pedinati durante le uscite .
Un’inchiesta che, va da sè, sta mettendo da tempo in allarme tutti i lavoratori del settore pubblico. C’è chi teme di essere finire nei guai per un’uscita per un caffè non registrata, chi vive con la paura di avere dimenticato di timbrare una banale assenza di pochi minuti. Quando poi, – succede non di rado – entrano a palazzo civico (o a palazzo Ducale) uomini in divisa, si scatenano nuove paure, si evocano scenari di “retate” di assenteisti. Alcuni giorni fa, ad esempio, alcuni carabinieri si sono recati in un ufficio del Comune per una visita di cortesia. Subito dopo era tutto un domandarsi: chi hanno beccato, chi stanno sospettando?
In realtà, il lavoro degli inquirenti è in gran parte stato fatto quando di questa indagine nulla era trapelato all’esterno. E nel mirino non ci sono le assenze che possono essere classificate come “fisiologiche” , come appunto una pausa al bar o una “volata” al negozio vicino. Ci sono, viceversa, casi più pesanti di “scomparsa” ingiustificata dalle scrivanie che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti. Si parla, cioè, di dipendenti che dopo aver timbrato l’ingresso al lavoro, trovano modo di assentarsi per ore, magari per una messa in piega dal parrucchiere o per andare a ritirare l’auto in officina. Senza, però, registrare l’uscita.
Gli inquirenti badano anche a distinguere fra le uscite ingiustificate e quelle di quei dipendenti che, per ragioni di lavoro, devono recarsi all’esterno del municipio (o di altri uffici pubblici), ad esempio per un sopralluogo o per andare in altre sedi dell’ente. E, sulla base dei dati raccolti, cercano di distinguere fra i casi occasionali e quelli “abituali”. Casi senz’altro isolati – aldilà della facile retorica sui “fannulloni”, la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici rispettano contratti e regole – ma tuttavia esistenti e individuati. Non a caso diversi dipendenti pubblici sarebbero già stati ascoltati dai carabinieri, sia in qualità di testimoni, sia di possibili indagati. Chiamati cioè a spiegare i loro movimenti durante l’orario di lavoro.
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