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Ferie forzate all’interno del porto L’obiettivo è evitare la “cassa”

CARRARA In porto scattano le ferie forzate, per i venti lavoratori addetti alle operazioni in banchina per i traghetti Nieddu. Una scelta necessaria, per evitare la soluzione più dolorosa, quella...

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CARRARA

In porto scattano le ferie forzate, per i venti lavoratori addetti alle operazioni in banchina per i traghetti Nieddu. Una scelta necessaria, per evitare la soluzione più dolorosa, quella della cassa integrazione.

Le cifre parlano chiaro. Otre 18mila euro. Più di seimila euro al giorno. Tanto sta costando, in termini economici, alla Porto, il blocco degli autotrasportatori che, come conseguenza, impedisce al traghetto Nieddu (privo del carico di rimorchi) di salpare per la Sardegna.

I venti portuali addetti alle operazioni in banchina, proprio per i traghetti dell’armatore sardo, anche ieri non hanno potuto lavorare, per il terzo giorno consecutivo, visto che il fermo è cominciato a inizio settimana, lunedì.

La situazione sta diventando sempre più critica e per i venti dipendenti, già da oggi, potrebbero scattare le ferie forzate.

Lo annuncia il consolo del porto, Vittorio Maggiani.

«In un momento come quello attuale tre gironi di fermo completo sono davvero pesanti - afferma Maggiani - anche perché, come ho già avuto modo di sottolineare, i salari sono sempre garantiti, anche se i turni saltano».

In questo momento, per la Porto, l’obiettivo è scongiurare la cassa integrazione.

«E’ la strada che non vorremo percorrere - afferma il console Maggiani - Ed è per questo che, come prima cosa, domani (oggi per chi legge ndc) scatteranno le ferie. Sperando che la situazione possa, dall’inizio della prossima settimana, tornare alla normalità».

Ma intanto la situazione, all’interno del porto di marina, nella giornata di ieri, era di assoluta paralisi. Con venticinque trailer fermi sulla banchina Buscaiol: impossibile anche solo pensare di poter caricare, solo con quelli, il Delfino della Nieddu visto che, in situazione normale, ne trasporta da un massimo di 125 a un minimo di 75.

I trailer quindi restano in banchina, all’interno dello scalo, visto che il piazzale antistante è occupato dagli autotrasportatori che si sono fermati in segno di protesta. E che, sembrano ben intenzionati a continuare il presidio fino alla mezzanotte di venerdì, come indicato a livello nazionale. E le storie, di chi è rimasto bloccato in banchina sono spesso dolorose, all’insegna di una grande preoccupazione. C’è chi è arrivato con una cisterna carica di bitume bollente, che doveva raggiungere la Sardegna. Il blocco non era previsto, e quel bitume adesso rischia di raffreddarsi: «Questo significherebbe gettare via l’intera cisterna, un costo di 140mila euro - dice - Mi ci vorranno tre vite per guadagnare così tanto».(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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