Tenta suicidio in carcere, salvato detenuto
L’uomo era evaso dai domiciliari. Si trovava in infermeria. I compagni hanno dato l’allarme
MASSA
Era arrivato in carcere sabato pomeriggio, era appena stato arrestato perché scoperto dalle forze dell’ordine mentre faceva una passeggiata. Era agli arresti domiciliari e quindi era un evaso. Così sono scattate le manette. Appena dentro la casa circondariale di via Pellegrini, il quarantenne, si è sentito perduto. E, nonostante si trovasse in infermeria per rendere meno traumatico il suo ingresso, si è sentito perduto. Ci ha rimuginato su tutta la notte, poi domenica pomeriggio ha preso il lenzuolo e se ne è andato in bagno: lo ha legato alle sbarre della finestra e si è impiccato. Sarebbe morto se un suo compagno non avesse dato l’allarme e se una guardia carceraria fosse intervenuta un attimo prima del decesso. Quando il quarantenne è stato tirato giù era cianotico, con segni evidenti sul collo. Ma la respirazione bocca a bocca gli ha restituito la vita. Sono stati attimi davvero terribili, sia per i medici e gli infermieri, sia per gli altri detenuti ricoverati in infermeria che hanno assistito alla scena.
È andata bene, stavolta. E il Sappe, il sindacato degli agenti penitenziari, lo dice a chiare lettere, sottolineando come per loro sia diventato davvero difficile lavorare con chi è costretto a vivere dietro le sbarre. La responsabile del carcere, Alessandra Beccaro, quando ha saputo che il detenuto era fuori pericolo ha tirato un sospiro di sollievo: «È difficile per tutti entrare in un carcere - spiega - quell’uomo è arrivato di sabato, non c’erano gli educatori e quindi è stato messo in infermeria per rendere meno traumatico il suo ambientamento. Non era mai stato nella nostra casa circondariale e quindi abbiamo voluto tenerlo sotto controllo. Per fortuna, altrimenti forse il suo tentativo di farla finita lo avrebbe portato fino in fondo».
La situazione nella casa circondariale massese è simile a quella che si vive nel resto d’Italia: sovraffollamento. E per questo ne soffrono i reclusi e chi deve sorvegliarli. «C’è una differenza - continua Beccaro - il nostro carcere è più piccolo di altri e quindi ci si sta un po’ meglio. Dal punto di vista umano si riescono a stringere rapporti più intensi».
Nei giorni scorsi era nata una polemica sul carcere di Massa. E riguardava il riscaldamento rimasto spento, secondo le famiglie dei detenuti, per un mese. Aveva messo ordine il vice comandante delle guardie penitenziarie di Massa Stefano Borreca: «Non è vero che i detenuti sono stati senza riscaldamento per un mese - aevva detto al Tirreno -, si è trattato di un paio di giorni. Colpa di un mancato rifornimento di gasolio e delle feste natalizie che hanno ritardato tutte le procedure di richiesta carburante. C'è da dire che anche noi guardie siamo state al freddo eppure è stato per un tempo così limitato che non ci siamo lamentati».
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