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Eaton, due aziende pronte a investire

Eaton, due aziende pronte a investire

Re-industrializzazione: un progetto per 70-90 posti di lavoro, un’offerta (per ora solo sulla carta) con 200 assunzioni

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di Claudio Figaia

MASSA

Qualcosa si muove nello scenario finora immobile della re-industrializzazione di Eaton. Dopo mesi di “buio”, tramontati i progetti Ecoplant e Carbon Global, spunta adesso un’ altra azienda, toscana, interessata a insediarsi negli spazi della multinazionale Usa chiusa ormai dal 2008. Per aprire un’attività di tipo manifatturiero. Non solo: un altro gruppo ha manifestato il suo interesse a creare in Eaton una specie di polo produttivo e di servizi, attraverso una operazione di larga portata che prevede l’abbattimento dei capannoni e delle strutture esistenti per costruirne di nuovi.

Lo ha annunciato ieri mattina l’assessore regionale alle Attività produttive Gianfranco Simoncini al sindaco, alla Provincia e poi ai lavoratori riuniti in assemblea nella sala del consiglio comunale.

Si tratta di due ipotesi distinte di insediamento produttivo – ha spiegato l’assessore– che hanno tempi, dimensioni e “stato di avanzamento” diversi.

La prima è così sintetizzabile: una media azienda che opera nel settore delle tecnologie avanzate ha presentato in Regione un piano industriale per impiantare qui a Massa una nuova attività. Che, nella prima fase di start up porterebbe all’assunzione di 20, al massimo 30 ex dipendenti di Eaton. E in una successiva fase, quando lavorerà a regime (cioè, si prevede dopo 18 mesi dall’insediamento) di altra forza lavoro, fino a un totale di 70-90 unità. Il progetto sarebbe già in buona parte definito ma– a causa dell’impossibilità di insediarsi in tempi brevi in Eaton a causa del problema bonifiche, l’attività dovrebbe cominciare in un’altra sede.

L’altra ipotesi è meno definita. Si parla – ha illustrato ancora l’assessore regionale – di un consorzio di aziende che ha l’intenzione di collocarsi all’ex Eaton, con un progetto che prevede l’abbattimento delle strutture esistenti e la realizzazione di nuovi spazi, funzionali alle nuove attività. Questa proposta non si è ancora tradotta in un vero e proprio piano industriale. Anche in questo caso si tratta di un’impresa (o imprese) manifatturiera, ben più ampio il respiro occupazionale che promette di dare: circa 200 posti di lavoro.

Non è quello che gli ex operai si aspettavano, ma è qualcosa. Non quello che speravano perché fino a qualche mese fa la parola d’ordine era quella del no allo spezzatino, cioè alla spartizione dell’area in lotti produttivi diversi, mentre la proposta ricevuta in Regione, quella per la novantina di posti di lavoro, appare proprio come un inizio di spezzatino.

Non quel che speravano anche perché la seconda proposta – quella da 200 posti (gli ex operai Eaton da ricollocare sono circa 280) è ancora poco dettagliata e sicura.

Di sicuro, è emerso dall’assemblea, in una fase come questa è impossibile dire “no grazie” a qualsiasi proposta di riassorbimento dei lavoratori. Meglio, dunque, prepararsi a gestire questa nuova fase che sembra aprirsi e chiedere garanzie, certezze, mantenimento degli impegni.

«Dobbiamo, in primo luogo, chiedere alla Regione che nell’azienda intenzionata a insediarsi, entri Fidi Toscana (la finanziaria della Regione ndr.), passaggio questo che darebbe maggiori garanzie», ha detto ad esempio Marco Battistini, segretario di Fim Cisl. «L’assessore Simoncini – ha aggiunto – ci ha detto che l’ingresso di Fidi è previsto fra alcuni mesi, noi vigileremo perchè ciò avvenga».

C’è poi il problema delle bonifiche. Eaton è, come tutte le industrie della zona apuana, inserita nel famigerato ambito Sin e ogni nuovo insediamento deve essere preceduto da un’analisi del suolo e un successivo progetto di bonifica degli inquinanti trovati nei terreni e di depurazione delle acque di falda. Eaton ha di recente vinto un ricorso al Tar contro il minisitero dell’Ambiente che imponeva alla multinazionale un costosissimo percorso di bonifica. Resta però il problema.

«E’ un tema centrale, dovremo attivarci perché queste procedure vengano attuate correttamente e con celerità», ha detto l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Raffaele Parrini in assemblea.

La Regione ha avviato ora una fase di valutazione della fattibilità economica del piano industriale della “ipotesi 1”. Per il 13 febbraio è già in calendario un nuovo incontro sul tema. «Mi auguro che per quella data il piano industriale abbia trovato il consenso delle nostre strutture tecnico-economiche e che la seconda proposta sia andata avanti e che i soggetti interessati abbiano presentato un piano industriale», ha concluso Simoncini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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