Il Tirreno

Inferno al centro prelievi, i pazienti si infuriano

Chiara Sillicani
Inferno al centro prelievi, i pazienti si infuriano

Massa. In via Bassa Tambura le analisi si fanno in uno scantinato piccolo e basso. Anziani, malati e donne in gravidanza costretti ad attendere il turno per ore

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MASSA. La nota positiva sono loro: le operatrici. Trottano da un angolo all’altro, si affrettano tra aghi e cerotti e tentano - ed è davvero un’impresa - di non perdere la pazienza. Perché non andare fuori di testa dopo una mattinata al centro prelievi di via Bassa Tambura è una vera impresa. Per gli infermieri e per i pazienti. Caldo soffocante, spazi angusti, code da perderci la testa. Risultato: ore d’attesa. Così, nonostante l’efficienza di chi lavora senza tregua, il servizio rimane carente. E quando arrivi a sederti sulla poltrona, pronto al prelievo, puoi gloriarti di una vera conquista.

Gli spazi

Che al centro prelievi le cose non vadano alla grande non è una novità, ma non ci accontentiamo del sentito dire e sposiamo la logica di San Tommaso. In via Bassa Tambura ci andiamo e ci trascorriamo, purtroppo, ore. Devi consegnare il contenitore per le analisi delle urine? Il tampone per il citologico? Devi fare un prelievo? La strada è sempre la stessa: scendi una rampa di scale e ti ritrovi in uno scantinato. Ebbene sì perchè il centro prelievi, nel principale distretto della città, è nel seminterrato. Una soluzione “provvisoria” da 4 anni. La sala d’attesa, affollatissima, è già piena alle 7 del mattino. Alle 9 arriva lo stop: non è più possibile prendere biglietti per mettersi in coda. E’ l’inferno: decine di persone raccolte in una stanza di pochi metri, bassa e senza finestre. Le finestre, ad onore del vero, ci sono: quasi al soffitto e piccolissime. Fa caldissimo: gli anziani sono affaticati. Nella piccola sala ci sono anche molte donne in gravidanza e qualcuna teme di sentirsi male. Le sedie per tutti non ci sono, decine di persone accalcano all’ ingresso.

Il caos

Chi capisce quando arriva il suo turno è fortunato. I display sono due, uno per l’accesso agli sportelli, uno per i prelievi. Perchè prima consegni le prescrizioni e paghi, poi fai il prelievo, appunto. Ma quei due display affiancati confondono. Tanto di più chi è accalcato all’ingresso. Il software - ci dicono - è nuovo, va lentamente. Qualcuno torna per la seconda volta, il giorno prima i computer sono saltati, impossibile soddisfare tutti gli utenti. La privacy? Questa sconosciuta. Allo sportello c’é chi dichiara il proprio reddito (per definire il ticket), chi “annuncia” le analisi cui deve sottoporsi. A pochi centimetri da orecchie indiscrete. Alle donne in gravidanza viene garantita la precedenza, ma per fair play: una regola non c’é, né è stato affisso un cartello in cui si definisca ogni quanti pazienti una di loro possa avere accesso al prelievo. Ancora caos, quindi. E una mattinata bollente con parecchia gente che alza la voce. Qualcuno impropriamente a dire il vero, qualcuno esasperato dall’attesa.

Il momento clou

Finalmente ti siedi su una poltrona per sottoporti al prelievo. Allora scopri la grande professionalità di chi lavora in quel putiferio: gentilezza e competenza. Ma l’ambiente è quello che è: una lunga e tremolante porta a soffietto separa l’area analisi da quella di attesa. E, all’interno, gli spazi sono divisi da precari separé. Una ventata di ottimismo arriva solo risalendo le scale: a sinistra fervono i lavori nelle stanze che ospitavano il cup. Lì dovrebbe sorgere il nuovo centro, geometri e operai sono al lavoro. L’obbiettivo è febbraio per garantire un migliore ambiente di lavoro ai dipendenti e un luogo più rassicurante ai pazienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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