Il Tirreno

Le dieci spine che frenano Carrara

Massimo Braglia
Le dieci spine che frenano Carrara

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I nostri occhi sulla città, il nostro sguardo rinnovato contro l’assuefazione e contro la rassegnazione - “ma tant al’è cusì”, si sente spesso ripetere per le nostre strade - si concentra sulle dieci spine conficcate nella carne viva del nostro territorio. Dieci casi emblematici che abbiamo scelto di mettere al centro dell’attenzione.

Dieci casi emblematici - alcuni di facile risoluzione, altri temiamo di lunga scadenza -  che contribuiscono a tenere inchiodato a terra un  Gulliver, un colosso come Carrara che fatica troppo a rialzarsi. Una città che  ha cave di marmo - una delle pochissime materie prime della Toscana - e le Apuane, mare, collina,sorgenti d’acqua, il più grande complesso fieristico della regione, porto, eccellenze gastronomiche, che però non riesce ancora a decollare nell'economia e nel turismo. Le dieci spine non sono probabilmente risolutive per il rilancio, ma sono un segno di degrado che contribuisce a dare un senso di impotenza. E allora, anno nuovo, giornale nuovo, occhi nuovi:  le elenchiamo, e chiediamo fin da ora ai nostri lettori di segnalarci, sul sito o alla mail della redazione, altre spine che a loro volta possano aver individuato. Il nostro impegno è di dare aggiornamenti costanti su questi dieci temi che abbiamo scelto. Premettiamo che non vi figurano la biblioteca cittadina, vicina alla riapertura alla ex Rosselli, o il teatro degli Animosi, per i quali la gara è in preparazione; c’è anche un impegno per la Sala Amendola, e quindi per il momento l’abbiamo tenuta fuori. Se ci saranno dei ritardi al di là del congruo, le inseriremo nell'elenco.

Volete conoscere le nostre scelte? Ecco le spine da estirpare secondo Il Tirreno: Mediterraneo, Caravella, Marble Hotel, Fornace, ex Enichem, Politeama, ex Montecatini, Casa dello studente, cava dei poeti, ponte della Padula. La soluzione - apertura, ricostruzione, ristrutturazione a seconda dei casi - dipende da vari enti e società: Comune, Porto, Syndial, Caprice, La Rosa, Immobiliare Apuana, Erp, a volte da più di uno di questi. Noi li terremo d'occhio. Cercheremo di andare al di là della semplice osservazione dell'esistente.  Approfondiremo progetti, idee, responsabilità, scadenze e ritardi.  E soprattutto punteremo a ottenere degli impegni precisi per Carrara e per chi la vive.

Alcune di queste spine, ormai, hanno raggiunto quasi i trenta anni: il riferimento d’obbligo è alla storia con cui apriamo questa nostra inchiesta, ovvero l’area ex Enichem. Potrebbe essere un polmone di sviluppo per l’intera provincia, e invece quei 200mila metri quadrati sono lì, monumento all’inquinamento e all’avvelenamento della nostra provincia. A ruota, in ordine di apparizione, il Marble Hotel: finanziato a fine Anni Ottanta per i Mondiali di Italia 90 - ricordate le notti magiche e gli occhi sbarrati di Totò Schillaci dopo l’ennesimo gol? - dopo oltre ventidue anni è ancora uno scheletrone, cartolina che accoglie i visitatori quando escono dall’autostrada. O che dire della cava dei poeti, con i suoi versi immortali scolpiti nel marmo, e lasciata a se stessa? Il Politeama è più recente: tre anni fa sono iniziati i cedimenti, quasi quotidianamente raccontiamo gli sviluppi verso una progettazione definitiva per il pieno recupero di uno dei simboli della città. Un percorso accidentato: il sindaco anche di recente ha emanato una serie di ordinanze, non più tardi di ieri tecnici incaricati dai condomini della parte centrale hanno visionato lo stabile - con il permesso della Procura, visto che erano presenti anche i carabinieri per controllare che tutto avvenisse in sicurezza - per poter procedere con un eventuale preventivo alternativo. Dieci questioni in fieri: l’auspicio è che il più in frettapossibile queste spiene vengano tolte e, possibilmente, non vengano sostituite da altre. Carrara ha bisogno di punti fermi, di ripartire: risolvere in fretta queste spine, e portare a casa i risultati più volte annunciati dall’amministrazione come obiettivi di fine legislatura, ovvero via dei marmi e piano strutturale, e ripartire. Uno sviluppo sostenibile ma deciso che seguiremo con costante attenzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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