Il Tirreno

L’amarezza del disabile di Casette Gino Ricci: il governatore aveva detto che mi avrebbe aiutato, ma è sparito

«Nemmeno una telefonata, Rossi mi ha deluso»

Gino Ricci, 61 anni, abita a Casette
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Gino Ricci, 61 anni, abita a Casette

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 MASSA. Ad agosto aveva chiesto aiuto al governatore Enrico Rossi: «Per favore liberami tu, altrimenti sarò costretto a restare a casa fino alla fine dei miei giorni». L'appello era di Gino Ricci, il disabile di Casette. Oggi, dopo quattro mesi, l'uomo alza bandiera bianca: «Non ha fatto niente».  Era il 24 agosto quando Ricci lanciò il suo appello. Una richiesta di aiuto accorata che fu riportata anche dall'agenzia di stampa Ansa e che quindi arrivò dritta dritta in Regione. E il governatore promise solennemente, sempre a mezzo stampa, che avrebbe fatto in modo di trovare una soluzione. Gino ha aspettato un mese, poi due, infine tre. Sempre seduto sulla sua sedia a rotelle e sempre rinchiuso nella sua casa. Alla scadenza del quarto mese ha scritto sul suo profilo di Facebook: «Carissimo presidente Rossi mi sarei aspettato almeno una telefonata». Invece da Firenze non è arrivato alcun segnale.  La storia di Ricci a Massa la conoscono anche le pietre. Gino, 61 anni, disabile da quaranta, è costretto a stare in casa con il bello e il cattivo tempo perché la sua carrozzina non può passare dallo scivolo realizzato dal Comune (costo 80.000 euro). Due gli intoppi: il primo una dozzina di scalini che sono ancora lì a fare da barriera architettonica (c'è un contenzioso con un vicino che ne impedisce l'abbattimento), il secondo la pendenza del tratto di scivolo costruito. È troppo ripido. Esasperato per la mancanza di considerazione, Ricci ha cominciato a navigare su Internet e ha imparato a mandare le email. Ne ha mandate quattro al presidente della Regione Enrico Rossi. Chiedendo aiuto: «Carissimo presidente abito a Casette, ridente paese ai piedi delle cave di marmo, che a me cavatore mi hanno reso immobile su una carrozzella. Allora avevo 20 anni, oggi ne ho 61 e abito in una casa dove la strada non ci arriva e dodici scalini mi impediscono qualsiasi movimento, se non mi vengono a prendere almeno quattro persone. Sono agli arresti domiciliari senza aver ucciso nessuno, la mia fedina penale è immacolata. Presidente il mio è un grido di aiuto: adesso o mai più. Tutti i giornali hanno seguito la mia vicenda. Ho provato a immaginarmi come sarebbe la mia vita senza scalini, tutto sarebbe in discesa. Prima che io muoia mi faccia una sorpresa, mi sono rivolto a tutti, anche al vescovo ma non ho ricevuto neppure una telefonata. A lei chiedo una mano, ne ho bisogno».

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