Il Tirreno

Aulla, cronaca di un disastro annunciato

Danilo Fastelli
 Aulla, cronaca di un disastro annunciato


Il 25 ottobre la città della Lunigiana viene invasa da un'ondata di acqua e fango. Muoiono due persone. Nelle stesse ore il maltempo uccide anche alle Cinque Terre: le vittime alla fine saranno 13. Ad Aulla gli alluvionati accusano i politici e puntano il dito contro la diga di una centrale idroelettrica. Ma sul territorio per anni si è costruito troppo, un fiume imbrigliato dal cemento diventa la prima causa del dissesto idrogeologico. Che ciclicamente provoca morte e distruzione. VAI ALLO SPECIALE

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“Eppure Dio c’era quel giorno ad Aulla, ma non per noi”. Andrea Cella cerca lo sguardo della moglie Simona Pozzi, mentre rievoca le immagini della notte in cui il cielo è crollato. È il 25 ottobre 2011, in poche ore cadono circa 542 millimetri di pioggia sulle Cinque Terre (La Spezia, in Liguria) e in Lunigiana (Massa – Carrara, in Toscana), uccidendo tredici persone (la cronaca).

Ad Aulla, moderna “capitale” della Lunigiana, verso sera la pioggia che da alcune ore non dà tregua rigonfia il corso del fiume Magra, l’acqua rompe l’argine e come un’onda anomala si riversa nelle strade e inghiotte tutto. Trascina via le automobili, le case, il cinema, il municipio… Si prende la vita di Claudio Pozzi, padre di Simona, sorprendendolo in cantina. Claudio, 60 anni, era sceso per prendere qualcosa, convinto di essere al sicuro. Sua moglie Catia, la figlia e la nipotina sentono le orribili grida d’aiuto ma non possono fare nulla. La moglie corre per le scale, tenta di raggiungerlo, prova ad afferrarlo, ma l’acqua e il fango sono più forti. “Ho visto tanta gente – dice Andrea, l’unico della famiglia a trovare la forza di parlare – adoperarsi per salvare degli sconosciuti anche al rischio della propria vita. Sì, Dio c’era anche quel giorno”.

LA TRAGEDIA IN 30 SCATTI - VIDEO DALL'ALTO

Graziano Fiorentini intorno alle 19 vede la madre trascinata via nell’auto dalla forza dell’acqua. È morta così Enrica Pavoletti, 78 anni, intrappolata nell’abitacolo con il suo cagnolino. Il corpo è stato estratto dopo ricerche estenuanti da parte dei familiari durate fino alle 2 e mezza. A perlustrare la catastrofe nel fango in cerca della nonna c’è anche Samantha, 18 anni. Maurizio, l’altro figlio racconta: «Quando mio fratello Graziano ha visto la macchina trascinata dall'acqua ha cominciato a correre. Si è bagnato fino alla cintola, urlava il nome di nostra madre. Ha visto l'auto andare giù nella scarpata e ha capito che era la fine». «Questo è stato il mese delle beffe - dirà la sorella Simonetta a fine novembre - nessuno ci ha aiutati, le istituzioni sono sparite».

Claudio e Enrica sono due delle tredici vittime del maltempo che a ottobre 2011 si è abbattuto su Liguria e Toscana. Nelle stesse ore la morte toccava le comunità di Borghetto Vara e Monterosso (La Spezia): gli ultimi corpi delle vittime liguri, trascinati in mare dalla furia del fango, saranno recuperati in Francia, sulle rive della Costa Azzurra. Ai funerali delle due vittime toscane non partecipano politici. Sono stati invitati dalle famiglie a stare alla larga dalle cerimonie, che restano private. Gli uomini delle istituzioni devono accontentarsi di mostrare volti tirati e fasce tricolori alla messa solenne con il vescovo, che si svolge al mattino nell’abbazia di San Caprasio. Per loro in città tira una pessima aria.

Lo si capisce quando, due giorni dopo la catastrofe, tra gli alluvionati sfila un corteo di auto blu. Su Aulla è tornato il sole, la luce finalmente mostra a pieno l’estrema gravità dei danni subiti. In città è arrivato il ministro Altero Matteoli. È venuto a dire che il governo ha già stanziato 65 milioni per i primi interventi. Quando il corteo di auto riparte, si immette in una strada in cui la gente sta spalando dall’alba. E la rabbia esplode. Contro le auto parte una raffica di zolle di fango. Un consigliere comunale di Pontremoli viene colpito a un occhio ed avrà bisogno di cure. In piazza c’è chi urla “assassino” al sindaco. Passa il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, un uomo dalla soglia di un bar grida: “Vai a spalare”. Lui ha la risposta pronta: “Vacci tu, vedo che non lo stai facendo” (la cronaca).

I danni sono enormi: tra Liguria e Toscana sono migliaia le famiglie rimaste senza  casa, centinaia di imprese hanno perso tutto. Inestimabili i disastri complessivi al patrimonio pubblico, anche considerato che le città liguri invase dai detriti sono considerate dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. In Toscana è crollato il ponte della Colombiera, l’autostrada A12 resta chiusa, circa la metà delle strade è impraticabile. Riferendosi alle vittime, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla di “tributi molto dolorosi ai cambiamenti climatici”. Ma non è contro il cielo che puntano il dito le popolazioni colpite.

aulladdLa rabbia degli aullesi, in particolare, prende di mira gli amministratori. Accusati intanto di non aver dato l’allarme. Il sindaco di Aulla, Roberto Simoncini, si difende: “Se avessi fatto evacuare le case sarebbe stata una strage”. Ha ragione: il cinema di Aulla, ricavato nel seminterrato del Comune e indicato come punto di confluenza per la popolazione, è rimasto sommerso fino al soffitto. Così come sono state travolte la caserma dei vigili del fuoco e la sede della pubblica assistenza. C’è anche un mistero, italianissimo nella sua tipica drammaticità, sui fax che annunciavano la massima allerta e che il sindaco, che quella notte ha rischiato di rimanere intrappolato nella sua auto, dice di non aver mai ricevuto. Benzina sul fuoco di una polemica sempre più grottesca.  

Ma c’è un altro imputato alla sbarra del “tribunale” degli alluvionati. È il colosso dell’energia Edison, che produce elettricità sulle rive del fiume Magra, facendo confluire le acque in una diga nei pressi del paese di Teglia. È quella diga che molti cittadini indicano come una delle cause dell’alluvione. Nasce anche un comitato per dimostrare che l’onda anomala del 25 ottobre è uscita dalle paratie: sarebbero state aperte per far defluire l’acqua. La stessa acqua poi arrivata a valle nel suo transito di morte. Chi è stato a decidere l’apertura delle paratie (se una decisione c’è stata) e quali calcoli sono stati fatti? Anche su questo indaga la magistratura per omicidio colposo. All’ingresso della centrale elettrica compare una scritta vergata in rosso con amara ironia: “Grazie” (la cronaca).

Le indagini della Procura di Massa guardano anche ai piani di urbanizzazione che si sono sviluppati rubando spazio all’alveo del fiume. Ad Aulla e dintorni non solo gli ambientalisti osservano l’assurdità di un'edilizia cresciuta laddove una volta c’era l’acqua. Se si sovrappone sulla cartografia l’area a “rischio idraulico molto elevato” con la superficie coperta d'acqua il 25 ottobre, la corrispondenza è notevole. Sorvolando in elicottero le zone colpite il procuratore di Massa - Carrara, Aldo Giubilaro dirà: «Ho visto cose che non avrei voluto vedere, l'inopportunità di costruzioni che lì non ci dovevano essere». Nonostante si conoscano da anni le zone pericolose, proprio lì si è continuato a costruire. Persino la già citata caserma dei vigili del fuoco sorgeva su un’area alluvionata. Ad Aulla anche il municipio è stato costruito nella golena, così come tutta la parte nuova della città. E infatti è stata sommersa, il 25 ottobre il fiume si è ripreso il suo spazio.

aulladddI segni della catastrofe si erano manifestati in anni di alluvioni e smottamenti ricorrenti, senza che nulla fosse risolto. Anche negli ultimi tempi non sono mancate le avvisaglie: il Magra era già esondato nel 2003, nel 2009 è il fiume Carrione a far paura. Nel 2010 il fango fa altri tre morti a Mirteto e Lavacchio. Ma l'urbanizzazione indiscriminata ha continuato a prolificare. L’incuria del letto del fiume, l’abbandono dei boschi, la mancata manutenzione di torrenti e canali, hanno fatto il resto.

TIMELINE: LE ALLUVIONI DEGLI ULTIMI ANNI

Giusto un anno prima in provincia di Massa - Carrara si piangevano le morti di Nara Ricci, 39 anni, e del figlio Mattia, 2 anni. Furono travolti nella loro casa di Lavacchio, i pompieri ritrovarono il corpicino rannicchiato tra le braccia della madre sotto una coltre di fango. Ai loro funerali, il 5 novembre 2010, c’erano tutti i politici, dal presidente della Regione Rossi a quello della Provincia apuana Angeli. Insieme si ripromisero che mai più una tragedia simile sarebbe avvenuta. Quando si parla di futuro le risposte tornano a essere aride: fino all’alluvione successiva, fino alle lacrime al prossimo funerale. 

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