Il presidio
In forte aumento i casi di violenza sulle donne
Barbara Monaco
◗
Lassessore Giovanna Bernardini e lavvocato Cristina Lattanzi La denuncia: «Lei, architetto, era al telefono e il marito medico, geloso, le ha strappato a morsi l'orecchio»
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza di genere: anche a Carrara si è voluto ricordare una ricorrenza che non perde d'attualità. Sì perché fra quelle 2mila donne che in Regione nell'ultimo anno hanno subito violenza ci sono anche quelle carraresi che denunciano numeri non proprio rassicuranti. A palazzo Binelli si è svolto un dibattito cui hanno partecipato l'assessore alla cultura Giovanna Bernardini, la presidente della commissione Pari Opportunità Rigoletta Vincenti, l'avvocato Cristina Lattanzi, le dottoresse operanti all'interno del Progetto sulla violenza di genere della Asl Patrizia Vannucci e Mariuccia Mazzuchelli. I giovani del progetto Scatto Teatro Giovani hanno letto brani sul tema scelti, tra gli altri, fra testi di Alice Ceresa, Michela Murgia e Luciana Littizzetto. Centrale all'interno del dibattito il contributo di Franco Butera, Commissario di Polizia a Carrara. Proprio lui ha posto il dato allarmante: casi di denuncia in aumento di cui circa 30 l'anno necessitano di provvedimenti cautelari. Seppur tutto questo ponga pesanti interrogativi sulla salute delle famiglie carraresi, positivo è il fatto che le denunce aumentino e che la Magistratura dimostri una nuova sensibilità. «Dal 2002 ad oggi - afferma Butera - sono cresciute enormemente le denunce, non solo da parte di donne italiane, ma anche da quelle provenienti dall'area magrebina e ciò dimostra che quello che fino a poco tempo fa era un vero e proprio tabù, agire per fermare le violenze fisiche e psicologiche subite dal proprio compagno, si sta facendo faticosamente la norma. Ciò che ancora frena sono la paura, ma anche la vergogna, infine, ma non per ultima, la condizione economica». «Credo che sia importante uscire dalla ricorrenza - afferma Vincenti - se le cose non migliorano è necessario smettere di parlare solo delle vittime ma affrontare il carnefice, seguendo un'ottica di genere». Ma che, come afferma Bernardini, «da una parte esista un Paese legale che più o meno funziona, e dall'altro quello reale», lo provano le testimonianze di Cristina Lattanzi, avvocato. Un luogo comune da sfatare: che il fenomeno della violenza fra le mura domestiche appartenga alle classi più basse; dilagherebbe invece a macchia d'olio, incurante di cultura e tenore di vita: «Una giovane architetto ad esempio, mia cliente ma proveniente da una città limitrofa, si presentò nel mio ufficio con un orecchio strappato di netto a morsi. Artefice il suo compagno, un noto medico che l'aveva trovata conversare al telefono con quello che immaginava essere il suo amante». Ma oltre a queste reazioni esistono anche quelle che mirano a minare completamente l'autostima e la fiducia in se stessa della propria compagna: «Esistono donne che vivono in una condizione di completa sudditanza - aggiunge Lattanzi - donne che non sono in grado neppure di comprarsi gli assorbenti perché il proprio marito non permette loro di gestire neppure un euro. Donne che si sentono nullità e donne divorate dalla paura, paura che vengano loro sottratti i figli o che si possano vedere sbattute in mezzo a una strada, prive di qualunque diritto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
