Il Tirreno

«Il doppio di assenteisti del resto d'Italia»

Cinzia Carpita
Una veduta della zona industriale e sotto Giuseppe Baccioli presidente di Assindustria e direttore del Nuovo Pignone
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Una veduta della zona industriale e sotto Giuseppe Baccioli presidente di Assindustria e direttore del Nuovo Pignone

Il ciclone Baccioli: siamo al 7,8%, qui c'è una cultura del lavoro strampalata

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 MARINA DI CARRARA. «La media delle assenze in Italia, tra infortuni, malattie e permessi sindacali è al 3,9%. Nel nostro territorio arriva al 7,8%. I lavoratori, lavorano, ma qui la cultura del lavoro è strampalata». «Fare un cinema nella zona industriale non mi sembra cosa di buonsenso, va invece promosso il reinsediamento industriale. Ma le infrastrutture sono vecchie. E poi ci stiamo dimenticando dei giovani». Esplode come una bomba nell'assemblea provinciale del Psi, l'intervento dell'ingegner Giuseppe Baccioli, presidente di Assindustria.  Baccioli, direttore del Nuovo Pignone, non le manda a dire. Forte dei suoi «30 anni passati in officina, per cui so di cosa parlo», fa un'analisi spietata della situazione nazionale e locale. E quando sta per parlare di assenteismo, premette che ciò che dirà forse non piacerà a qualcuno. Ma prima, un suo pensiero all'ultimo incidente mortale in cava. «Va fatto di più sul fronte della cultura della sicurezza».   L'italia vista da Baccioli. Il manager ingrana la quarta: «Io lavoro al Pignone. Vi racconto del pacchetto ordini degli ultimi anni. L'acquisto ordini proviene al 70% da Indonesia, Malesia e Australia. E guardando al futuro ci sono l'Angola e il kazakistan ex repubblica sovietica sul Mar Caspio. Significa che il baricentro dell'economia mondiale non è più l'Europa, né l'America. Il baricentro sta andando verso altre parti del mondo. Siamo convinti che l'italia sia la quarta o quinta potenza nel mondo, invece non siamo più neppure fra i primi venti Paesi. Nel 2008 nessuno aveva previsto la crisi. Nel marzo 2011 c'è stato il caso Tunisia e l'Africa del nord è mutata in pochi mesi come geografia politica», ci mette dentro anche le vicende libiche (Gheddafi) ed egiziane. «Non abbiamo la capacità di prevedere ciò che sta accadendo nel mondo, abbiamo creato una società molto complessa».  E ne elenca i mali a suo giudizio principali: «Ingorgo dei diritti, che va rimosso». Dà l'impressione, ma non lo specifica, che lo veda come un ostacolo all'imprenditoria. Sen'zaltro come un problema, anche locale, «a mandare avanti le iniziative di un'amministrazione». I diritti dei cittadini forse li include nel concetto che «bisogna crescere con idee dibattute, che portino a risultati».   La critica: «Localmente più servizi che industrie». Il presidente di Assindustria passa all'analisi della situazione locale e indica le due attività portanti: la meccanica e il marmo, «entrambe hanno linee di produzione abbastanza internazionalizzate. Ci sono grandi aziende abituate a pensare ai mercati nel mondo e che non rischiano la crisi come la rischia chi lavora solo nel tessuto italiano ed europeo». Pensa quindi che le grandi imprese abbiamo gli strumenti per sopravvivere.  Il problema, secondo il manager, è l'incidenza dell'attività dei servizi più alta di quella dell'attività industriale. «In questo territorio ci vanno rimesse le imprese. Come fare? Promuovendo il reinsediamento industriale. Ma ci sono due note dolenti: la prima istituzionale». E ogni tanto Baccioli guarda Zubbani, non come segretario del Psi, ma come sindaco. «Angelo, un cinema - e si riferisce al progetto della Multisala in area massese - nella zona industriale non è cosa di buonsenso. Qua occorrono le infrastrutture, quelle attuali sono dell'anteguerra, vie del 1938. Eppure la Zona industriale è un'opportunità, perchè confina col porto ed è vicina all'autostrada». Seconda nota dolente: «Il territorio ha un problema culturale. Siamo stati a un convegno dell'Ordine dei medici portando nostri dati. La media delle assenza nelle ditte, fra malattie, infortuni e permessi sindacali è in Italia del 3,9%, quella locale è il doppio. Il 7,8%. Qui c'è una cultura del lavoro strampalata».

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