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Mirteto, un politico tra gli indagati

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La frana in via Montalbano è costata la vita ad Aldo Manfredi, autostrasportatore di 45 anni

Tirato in ballo per l'assegnazione dei lavori con la somma urgenza

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MASSA. Le indagini sulla frana del Mirteto della fine di ottobre del 2010, costata la vita all'autostrasportatore Aldo Manfredi, 45 anni, si stanno chiudendo. Con una sorpresa, o meglio con due sorprese: nuovi iscritti nel registro degli indagati. Uno di questi è un politico. L'altro è un dipendente comunale. Il primo ha a che fare con l'assegnazione della somma urgenza, l'appalto affidato senza gara; il secondo invece è stato trascinato nell'inchiesta perché ha consentito alle famiglie di via Montalbano di rientrare nelle loro case. Nomi non se ne fanno, anche perché fino a che non verranno inviate le notifiche agli interessati gli inquirenti vogliono tenere la bocca chiusa. Ma è chiaro che questo nuovo filone arricchisce ancor di più un'inchiesta che vede un gran numero di persone coinvolte. 

Gli indagati. Finora gli avvisi di garanzia erano arrivati a dieci persone: Iacopo De Nobili, 38 anni e Franco Ferrari, 50, entrambi di La Spezia, Iacopo Baroni, trentunenne di Camaiore e Stefano Romanini, 46 anni (quest'ultimo nel frattempo è stato vittima di un omicidio). Nel registro degli indagati poi erano finiti anche Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, Andrea Bontempi, Carlo Mariani, Fabio Mercadante e Riccardo Barbieri. Le accuse ipotizzate da Federico Manotti e Rossella Soffio, i due pm titolari dell'inchiesta, sono omicidio e disastro colposo.  Truffa. Ma c'è un altro filone della vicenda che verrà contestato a parte degli indagati. Per effettuare i lavori in via Montalbano la ditta incaricata dall'amministrazione (la Fratelli Rebecchi), sotto il controllo di due dipendenti comunali, ha dovuto portare dei piloni in ferro con un elicottero. Secondo gli inquirenti, e in parte già confermato dagli indagati, è stato sufficiente soltanto un viaggio del velivolo per completare il trasporto. Invece nella fattura e nel preventivo presentati in Comune sono stati segnati più viaggi. Chiaramente il trucco ha fatto lievitare i costi. E i due pm per questo contesteranno la truffa ai titolari dell'azienda e a chi avera il compito di controllare che il cantiere procedesse secondo progetto e relazioni periodiche. Cosa questa, come hanno accertato gli uomini della squadra mobile di Antonio Dulvi Corcione, non avvenuta.  Regione senza colpe. Qualche mese dopo aver acquisito i documenti in Comune, la squadra mobile di Massa fece un giro anche a Firenze. E più precisamente in Regione. Il capo Dulvi Corcione si è presentato una mattina all'ufficio Protocollo finanziamenti per acquisire tutta la pratica inviata dal Comune di Massa per ottenere il 35% dei trecentomila euro investiti per mettere in sicurezza la collina di via Montalbano. Motivo? Gli inquirenti volevano capire se i documenti che avevano trovato in Comune a Massa erano gli stessi che avevano in Regione.

E avevano scoperto che quel fascicolo era decisamente incompleto. Quindi c'era da capire se la concessione del finanziamento - nonostante le omissioni che secondo la procura e la Mobile erano gravi - si poteva fare oppure no. La risposta che emerge dalle indagini svolte fin qui tende verso il no, che non fosse necessaria la somma urgenza insomma. E soprattutto che non spettasse al Comune farsi carico della spesa dei lavori di consolidamento (da qui il coinvolgimento di un politico). Ma è certo che tutto è stato fatto a Massa. Lasciando la Regione all'oscuro.

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