Il Tirreno

Tensione in sala consiliare durante l’incontro con una cinquantina di ex residenti di quartiere Matteotti

La rabbia degli sfollati urlata al sindaco di fronte allo spettro della demolizione

Gianluca Uberti
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La rabbia urlata dagli ex residenti di quartiere Matteotti

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AULLA. Non sono mancati momenti di tensione ieri pomeriggio nella sala consiliare. Infatti erano una cinquantina gli abitanti di quartiere Matteotti desiderosi di saperne di più sul loro futuro e su quello delle case popolari dove alloggiavano.  Da martedì pomeriggio altre 33 famiglie sono state evacuate, andando ad aggiungersi alle tredici allontanate da casa subito dopo l'alluvione del 25 ottobre scorso, per consentire nuovi controlli da parte dell'Erp, l'ente che gestisce le case popolari, dopo quelli già effettuati che hanno evidenziato una situazione di degrado da monitorare.  Assenze ingiustificate. Ed è proprio l'assenza di rappresentanti dell'Erp ieri pomeriggio a provocare le lamentele maggiori, con inevitabile crescita dei decibel. Infatti, davanti agli sfollati (ovviamente non c'erano tutti, poiché c'è chi lavora e chi è anziano) si presentavano soltanto il sindaco Roberto Simoncini, l'assessore comunale agli alloggi popolari Guerrino Lazzerini e la dirigente comunale Luciana Micheletti. A introdurre l'incontro era il primo cittadino aullese, che, però, rimandava per informazioni più precise e concrete a mercoledì prossimo, quando sulla questione avrà un summit con la Regione Toscana, summit da cui potrebbero giungere risorse.  La sensazione, però, è che, all'oggi, sia ancora tutto da definire. Non a caso, è lo stesso Simoncini a invitare a mettere la situazione in stand by fino a mercoledì prossimo.  «Comunque sia, da una prima ricognizione - spiegava il sindaco di Aulla - emerge che vi sono alloggi che potrebbero essere utilizzati: quattordici a quartiere Gobetti e Pallerone, dieci ad Albiano Magra, quattro a Villafranca e cinque monolocali sempre ad Albiano Magra. Inoltre, visto che ci sono anche nove persone che sono proprietarie di alloggi, si sta vagliando la possibilità di valutarli al 100% del valore».  Infatti la demolizione dei vetusti caseggiati popolari è una concreta ipotesi sul tappeto.  La protesta. A questo punto partiva il fuoco di fila di domande dal pubblico: «Perché quelli dell'Erp non si sono presentati?».  «Ci siamo noi» replicava Simoncini.  «Quelli che sono già in albergo, avranno altri trenta giorni?».  «Nel giro di una settimana avremo un quadro più preciso».  «I soldi dell'affitto, nel caso ci delocalizzaste, li dobbiamo mettere noi?».  «Pagheremo noi come amministrazione comunale, ma queste case popolari potrebbero non essere più disponibili».  «Non siamo carne da macello, in albergo non ci andiamo. Veniamo a dormire qui in municipio?».  E giù applausi.  «L'Erp ha fatto le analisi delle strutture, non si butta fuori la gente così» ribatteva ancora Simoncini, il quale alzava anch'egli la voce: «È vero o no che queste case sono nel fiume? Almeno siete d'accordo che si tenti di reperire le risorse?».  «Non è che, però, possiamo attendere dieci o quindici anni. Ad esempio, quanto tempo è che ci promettete l'argine?» la replica al sindaco.  «E poi c'è gente che ha novant'anni e oltre. Con loro che fate?».  Nuovo appuntamento.Simoncini dava, quindi, appuntamento a giovedì prossimo per un nuovo incontro con la gente di quartiere Matteotti: «Cerchiamo di venirci incontro. Intanto, faremo una ricerca di mercato per vedere se ci sono alloggi disponibili, ma quello che conta sono le risorse da parte di Regione Toscana e Protezione civile».  I residenti sfollati.A fine summit scambiamo due parole con alcuni abitanti. Angelo Magnani rimane in attesa dell'incontro con la Regione Toscana, mentre Rosamaria Raffi e Renza Orietti, quasi all'unisono, dicono che ‹di alluvioni ne hanno viste tante, ma mai una così›, mentre ricordano di quando il fiume, l'Aulella, si alzava sì, ma senza mai oltrepassare la strada, la statale: ‹Invece, stavolta è successo».  La signora Rosamaria vive nelle case popolari di quartiere Matteotti dal 1949, mentre la signora Renza ha il padre, ultranovantenne, che ancora risiede lì: «Provate a mettervi nei suoi panni. Non è per niente facile lasciare la casa dove si è vissuto praticamente per tutta la vita».

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