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Onda assassina, distrutto anche l'invaso della Chiesaccia
Fabrizio Palagi
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Ciò che resta della cassa di espansione della Chiesaccia Opera idraulica progettata per arginare le piene ma la forza del Magra è stata troppa
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VILLAFRANCA. L'onda assassina di acqua e fango che ha devastato Aulla, durante la sua corsa ha spazzato via anche la cassa di espansione della Chiesaccia, sul lato sinistro del Magra, tra Villafranca e Terrarossa. La piccola struttura, realizzata nel 2002, aveva la funzione di rallentare la furia di una piena rivelatasi troppo forte. La cassa di espansione è infatti un'opera idraulica costruita in prossimità di un corso d'acqua allo scopo di ridurne le portate di piena. L'opera di presa è progettata in modo tale che, al raggiungimento di un determinato livello del corso d'acqua, parte della portata fluisca all'interno del bacino artificiale di espansione. In questa maniera la portata del corso d'acqua, in questo caso il Magra, viene ridotta della quantità di acqua che inonda il bacino di espansione. Un principio idraulico che però non ha funzionato quando, martedì 25 ottobre, il Magra ha raggiunto livelli di pena mai visti prima. C'è però chi afferma che le casse di espansione sono, eccome, necessarie lungo il corso di un fiume della portata del Magra, al fine di ridurne il rischio esondazione. «Non sono necessarie, ma indispensabili - dice Barani, ex sindaco di Aulla e Villafranca - e se fossero state realizzate tutte quelle previste, forse non staremo qui a piangere lutti. Quando ero sindaco di Aulla, nel 1999, avevo deliberato di rinforzare gli argini del Magra, oltrechè propugnare la realizzazione di casse di espansione che, ricordo, si pagherebbero da sole nel senso che le varie imprese che prelevano ghiaia dal fiume, dovrebbero essere costrette a costruire strutture di questo tipo. Una sorta di scambio, dunque, che così eviterebbe le esondazioni che flagellano tutto il corso del Magra, causando tanti danni e anche morti». Ma c'è chi avverte che le casse di espansione non sembre sono il toccasana della situazione, come nel caso dell'ingegner Alessandro Fignani, direttore dell'Autorità di bacino del Magra: «Innanzitutto queste opere costano tantissimo - dice Fignani - e poi, in caso di piene eccezionali come quella recente, non possono fare il miracolo di frenare la forza della natura. Sbagliato crederlo ed errato puntare il dito. La cassa di espansione della Chiesaccia ha una capacità di circa 300mila metri cubi: se pensiamo che la piena del Magra è arrivata, nei pressi di Aulla, a una portata di quasi 3mila metri cubi al secondo, è facile fare dei conti. Ci sarebbe, piuttosto, da rivedere tutto il piano degli interventi sull'intero corso del Magra, ma questa è una cosa che un ente piccolo e con pochissimi fondi come l'Autorità di bacino non è certo in grado di fare. In questo caso occorre l'intervento della Regione dato che, tanto per fare un esempio, un progetto del 2006 prevedeva la realizzazione di 15 casse di espansione, per un importo totale di 113 milioni» conclude l'ingegner Fignani. Frane a Mulazzo. Ancora segnalazioni nella frazione di Montereggio: alcuni residenti rilevano che pure la parte alta del borgo è stata visibilmente danneggiata dalle ultime piogge. Si è infatti creata una evidente frattura che attraversa tutta la piazza San Fogola, prosegue ininterrottamente per tutta la lunghezza piazzetta Mondadori, divide in due il muro di contenimento della piazza e continua sul lato Varisella del paese.
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