La tragedia
«L'onda ci ha colto di sorpresa»
Gabriele Dini
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Le auto accatastate in via della Resistenza; don Giovanni Perini al lavoro nel fango e San Caprasio danneggiata dalla piena Il sindaco replica alle accuse su ritardi e mancata pulizia del fiume
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AULLA. «La bomba d'acqua che si è abbattuta in Lunigiana ieri, 226 millimetri di pioggia in 6 ore, è stata un vero e proprio tsunami, un'emergenza straordinaria che ci ha colti di sorpresa». Il sindaco Roberto Simoncini esce per un attimo dalla sala riunioni sull'emergenza con a fianco il presidente della Toscana. Indossa un giubbotto arancione della protezione civile e ha gli occhi arrossati di chi ha passato la notte in bianco. Quell' «onda anomala» arrivata dal fiume (sembrava di essere in un film e di avere davanti uno tsunami», racconta il sindaco con ancora in mente quell'immagine di devastazione) ha colto tutti con la guardia abbassata nonostante le allerte diffuse dalla Protezione Civile. L'alluvione avrebbe anche danneggiato diversi mezzi del comune rallentando i primi soccorsi. «In altri casi c'erano state solo piccole esondazioni, ma stavolta ci siamo trovati davanti a un evento fuori dalla norma». Ad appoggiare il sindaco interviene il presidente Enrico Rossi, che spiega come una tale concentrazione di pioggia non si sia mai vista in 50 anni. Un problema che il sindaco non nega è stato quello dell'attivazione della Protezione civile, «non quella del nostro Comune, ma quella regionale e nazionale», visto che i primi soccorsi in forza sono arrivati solo in nottata, intorno alle 3. «Un problema che sicuramente va fatto risalire alla totale mancanza in quelle ore delle comunicazioni - spiega Simoncini -: eravamo completamente senza energia elettrica, acqua, luce, gas e telefoni. I nostri uomini, insieme ai vigili del fuoco, si sono messi subito al lavoro». Simoncini parla anche di «nota dolente» quando fa riferimento alla pulizia del bacino del Magra. «E' un problema che tutti i sindaci della zona hanno espresso più volte - sottolinea Simoncini - abbiamo chiesto all'Autorità di bacino e al Genio civile di ripulire gli argini dei fiumi. Comunque credo che anche se questo fosse stato fatto questa volta non avremmo potuto limitare i danni». Per quanto riguarda l'argine del Magra, solo due anni fa, l'Amministrazione comunale, impegnando i soldi della Regione, aveva speso oltre 2 milioni di euro e rifatto gli argini alla confluenza tra il fiume Magra e il torrente Aulella. Ma a finire sotto processo sono anche gli argini che ieri era possibile vedere sfondati a pochi metri dal negozio Stefan devastato dalle acque. «Sono stati rinforzati - spiega il sindaco - anche con cemento. Ma stavolta la forza delle acque sembrava incontenibile». Per le strade la rabbia della gente si rivolge contro la diga di Teglia. Ma per tutto il giorno le autorità hanno smentito che l'acqua abbia in qualche modo tracimato in maniera consistente da quel bacino. A ribadire questa posizione è lo stesso sindaco. «Ho visitato più volte la diga - spiega Simoncini - e il bacino non ha una volumetria abbastanza grande per provocare un'onda di quella portata». Qualcuno in paese parlava anche di ponti franati che avrebbero bloccato il deflusso delle acque. «In questo momento - spiega il sindaco - c'è un'emergenza in corso ed è molto difficile parlare di cause precise per la tragedia. Ma nei prossimi giorni faremo tutte le valutazioni del caso». E valutazioni vengono promesse anche dal presidente Enrico Rossi che punta il dito contro la cementificazione eccessiva e annuncia il blocco di tutte le nuove costruzioni nelle zone colpite dalle alluvioni.
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