Il Tirreno

La crisi morde la BM: in vendita otto navi

Una delle navi in vendita della flotta della BM Shipping
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Una delle navi in vendita della flotta della BM Shipping

Il gruppo in concordato preventivo è pronto a ripartire con un altro ramo d'azienda

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 MARINA DI CARRARA. La crisi affonda uno dei simboli dello shipping apuano, la storica azienda BM. Un altro pezzo di armamento italiano in ginocchio ma - come annuncia la rivista di settore Ship2shore - il gruppo di Marina ha intenzione di ripartire con un nuovo ramo d'azienda. Intanto, da qui a dicembre, dovrà vendere 8 navi: per incassare dai 19 ai 21 milioni di euro.  Il gruppo BM Shipping ha chiesto nelle settimane scorse al tribunale di Massa l'ammissione al concordato preventivo che è stato concesso con la nomina del commercialista Giorgio Dell'Amico come Commissario Giudiziale e di Marco Magnani (presidente e amministratore delegato della società) come liquidatore.   Otto navi da vendere entro il 15 dicembre. Il commercialista Giorgio Dell'Amico fa il punto della situazione della BM. «Stiamo valutando la vendita di otto navi, prima dell'adunanza dei creditori, fissata per il 15 dicembre, per mantenere inalterate le percentuali di soddisfacimento indicate nella domanda di concordato stesso - spiega - Abbiamo già ricevuto diverse offerte che stiamo sottoponendo anche all'attenzione delle banche. Dalla vendita dovremo incassare dai 19 ai 21 milioni di euro».   La ristrutturazione dell'azienda. Dieci dipendenti in cassa integrazione: questo il costo, sotto il profilo occupazionale, della crisi della BM. Ma le risposte, per loro, starebbero già arrivando: «Di qeusti dipendenti - informa Dell'Amico - una parte sarà asusunta tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda già inserito nella doamnda di concordato».  In sostanza, come ricostruisce per Nicola Capuzzo su Ship2shore, il presidente della società, Marco Magnani: «BM Shipping Group Spa rimane proprietaria delle navi general cargo, mentre nel ramo d'azienda BM Shipping Srl appositamente creato sono state scorporate le attività di spedizione, agenzia marittima e noleggi. Abbiamo già avviato il trasferimento dei primi dipendenti dalla Spa alla Srl e altre assunzioni proseguiranno più avanti».   La genesi della crisi. A mettere in ginocchio la Bm, azienda che all'epoca del suo masismo splendore aveva aperto nove società controllate negli Stati Uniti, in India, Cina, a Dubai, in Brasile e a Hong Kong, sono stati gli investimenti sbagliati. «Nel 2007 - dichiara Magnani a Shi2shore - avevamo 50 navi prese a noleggio e pensavamo che acquisendone una decina ci sarebbe voluto un crollo dei noli superiore al 50% per mandare in crisi tutto il piano di sviluppo avviato. Be', questo è successo, ed è andato oltre la più pessimistica previsione». «I debiti verso gli istituti di credito ammontano a oltre 77 milioni di euro, di cui 28,3 milioni (teoricamente) esigibili entro quest'anno e 48,7 negli anni successivi - si legge nell'articolo di Capuzzo - I risultati del bilancio d'esercizio 2010 e il perdurare di un trend di mercato a dir poco depresso hanno ulteriormente complicato la vita al gruppo, che, nonostante avesse avviato da mesi un piano di ristrutturazione concordato con i creditori, alla fine ha dovuto arrendersi. Il bilancio dell'esercizio passato si è chiuso con una perdita di 74,5 milioni di euro (in netto peggioramento rispetto ai 3 milioni dell'anno precedente), mentre alla chiusura i debiti ammontavano complessivamente a 89,4 milioni di euro (erano 82,3 nel 2009)». Nella relazione sulla gestione dell'esercizio 2010 viene sottolineato che la situazione è stata profondamente segnata dai due eventi luttuosi che l'hanno privata in rapida successione di Gianfranco Mazzanti e Umberto Nardi, personaggi che avevano contraddistinto la storia della società e il suo sviluppo e indirizzo verso il comparto armatoriale. A.V.

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