Il Tirreno

La provocazione. Per lo storico ed ex candidato di Casola ci sono corresponsabilità con la Germania chiamata a risarcire i discendenti delle vittime

«Stragi nazi-fasciste, paghi anche l'Italia»

Marco Landini
Il sindaco Grassi premia l’ex pm militare De Paolis e sotto Baroni
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Il sindaco Grassi premia l’ex pm militare De Paolis e sotto Baroni

Fabio Baroni: tra i massacratori di Vinca c'erano anche militari della Repubblica di Salò

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 FIVIZZANO. Mentre alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aja viene discusso il ricorso presentato dalla Germania che rigetta le proprie responsabilità sulle strage naziste del 1943 e '44 in Italia, si riaccendono le polemiche sui quei terribili avvenimenti con l'intervento dello storico Fabio Baroni, già candidato sindaco a Casola, per le responsabilità anche italiane nella strage di Vinca.  «La Germania deve pagare per i crimini commessi dalle sue truppe ma anche lo Stato italiano deve risarcire le famiglie delle vittime per le stragi operate da italiani su italiani, colpa di gran lunga ben più grave, perché la strage di Vinca è una strage italiana oltre e forse prima che tedesca». Non usa mezze parole, Fabio Baroni, per tornare a ribadire, come già fatto in passato, che nella strage perpetrata a Vinca il 24 agosto del 1944, uno dei più efferati eccidi nazi-fascisti che costò la vita a 174 persone, perlopiù donne e bambini, ci fu una grossa responsabilità italiana.  «È una strage italiana - sostiene Baroni - fatta da italiani che hanno sterminato italiani» aggiungendo che «Carrara potrebbe essere chiamata a pagare per il fatto che la Federazione fascista di quella città, allora probabilmente l'unico governo "reale" della città, inviò un reparto di fucilieri a fare la strage; ma, molto più importante è che certamente i massacratori italiani erano membri della Repubblica Sociale di Salò e dunque un governo italiano in carica».  E qui Baroni rincara la dose «anzi lo Stato italiano dovrebbe pagare anche perché gli organi di polizia di allora non hanno difeso la popolazione di Vinca dalla violenza fascista e nazista, insomma ci fu un'omissione di soccorso».  Per il professor Baroni non ci sono dubbi: «L'Italia deve pagare moltissimo alle famiglie delle vittime di Vinca, più della Germania» e per questo invita il Comitato vittime civili di Vinca «ad aprire una causa contro lo Stato italiano per il risarcimento delle violenze subite dai fascisti in gran parte di Carrara».  Fabio Baroni sull'argomento è stato l'autore di uno scritto scientifico dal titolo "La strage di Vinca. Un olocausto che attende verità" pubblicato sull'ultimo numero di Cronaca e Storia di Val di Magra.  Qui viene riportata la sentenza del Tribunale di Perugia del 1950 «in cui - asserisce Baroni - si condannarono degli italiani per avere compiuto la strage di Vinca i quali, tuttavia, furono presto liberati e non scontarono la pena. Nello scritto si legge "Tutti dovremo riflettere sulla strage di Vinca e sulle indagini successive. Essa fu resa nota dopo che ci fu chi, come pare dagli atti, operò per insabbiarla: fu un coraggioso servitore dello Stato, il dottor Francesco Scalamogna con l'aiuto dell'agente di polizia, Salvatore Ferla, commissario della caserma di polizia di Carrara ad aprire il caso giudiziario ben 3 anni dopo il suo avvenimento, nel 1947. Senza il coraggio e l'onestà di quel commissario, la strage di Vinca sarebbe rimasta, probabilmente, una vergogna nella vergogna e, come appare dagli atti, a causa del disinteresse di tanti. Perciò chiedo alla Provincia di Massa Carrara, Medaglia d'oro al valor militare e alla Regione Toscana di farsi carico di due azioni molto simboliche. La prima è attivare una ricerca storica seria sui massacratori italiani di Vinca, ricostruendone le biografie, individuandoli e additandoli al pubblico disprezzo e, se vivi, chiedendo la riapertura del processo affinché scontino, come stiamo chiedendo per i tedeschi, la pena, simbolica ormai, che meritano. La seconda è che si dia un riconoscimento pubblico, al commissario Francesco Scalamogna e all'agente Salvatore Ferla per la coerenza, lo spirito del dovere, l'opera meritoria di aver smascherato il crimine tremendo compiuto a Vinca ma anche per aver rotto quel velo di omertà che, dalle carte, pare esserci stato, da parte di qualcuno, a copertura dei massacratori».

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