Il Tirreno

Il disabile di Casette ancora prigioniero a casa sua per uno scivolo troppo ripido e 12 scalini

«Caro Rossi, liberami da questa galera» L'appello di Gino Ricci al governatore

«Caro Rossi, liberami da questa galera» L'appello di Gino Ricci al governatore

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MASSA. La sua storia a Massa la conoscono anche le pietre, la sua battaglia è stata condivisa da tutti: dai tifosi della Massese che nel 2004 lo hanno invitato agli Oliveti per la festa della promozione delle zebre, agli abitanti di Casette che hanno raccolto le firme per costruire lo scivolo che gli permetterebbe di uscire di casa. Credevano di averlo aiutato, invece... Gino Ricci, 61 anni, disabile da quaranta, è costretto a stare in casa con il bello e il cattivo tempo perché la sua carrozzina non può passare dallo scivolo realizzato dal Comune (costo 80.000 euro). Due gli intoppi: il primo una dozzina di scalini che sono ancora lì a fare da barriera architettonica (c'è un contenzioso con un vicino che ne impedisce l'abbattimento), il secondo la pendenza del tratto di scivolo costruito. È troppo ripido, lui ha provato a scendere da solo ma è caduto ed è rimasto con il collare per più di un mese.  Così, esasperato per la mancanza di considerazione, Ricci ha cominciato a navigare su Internet e ha imparato a mandare le email. Ne ha mandate quattro al presidente della Regione Enrico Rossi. Chiedendo aiuto: «Carissimo presidente abito a Casette, ridente paese ai piedi delle cave di marmo, che a me cavatore mi hanno reso immobile su una carrozzella. Allora avevo 20 anni, oggi ne ho 61 e abito in una casa dove la strada non ci arriva e dodici scalini mi impediscono qualsiasi movimento, se non mi vengono a prendere almeno quattro persone. Sono agli arresti domiciliari senza aver ucciso nessuno, la mia fedina penale è immacolata. Presidente il mio è un grido di aiuto: adesso o mai più. Tutti i giornali hanno seguito la mia vicenda. Ho provato a immaginarmi come sarebbe la mia vita senza scalini, tutto sarebbe in discesa. Prima che io muoia mi faccia una sorpresa, mi sono rivolto a tutti, anche al vescovo ma non ho ricevuto neppure una telefonata. A lei chiedo una mano, ne ho davvero bisogno».  Ricci aspetta fiducioso che il governatore gli dia una mano: «In Comune nessuno mi ha mai considerato veramente. Quando stavano realizzando lo scivolo avevo fatto presente che era troppo ripido, ma i responsabili del cantiere mi hanno allontanato dicendomi che sapevano quello che facevano. Ecco il risultato». Poi l'amara conclusione: «Chiedere aiuto al presidente della Regione è la mia ultima possibilità per far sentire la mia voce. Se nemmeno lui potrà fare qualcosa vorrà dire che sarò condannato a morire senza poter uscire di casa».

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