Meteo
Battilana: ancora rischio idrogeologico
Andrea Bonatti
In futuro sarà sempre difficile poter costruire in quella zona
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Potrebbe essere ormai questione di poche settimane, e il consiglio comunale potrà deliberare la definitiva approvazione del nuovo Piano Strutturale. Dopo aver approvato ad inizio agosto la "Variante al quadro conoscitivo relativa alla definizione delle aree a pericolosità idraulica e geomorfologica", il Comune ha passato la palla all'Autorità di bacino Toscana Nord, da cui aspetta l'ultimo decisivo via libera. «Contiamo di ricevere una risposta tra fine agosto e i primi di settembre - dice Nicoletta Migliorini, architetto dell'ufficio della programmazione urbanistica - e appena ricevuto il parere andremo in Consiglio. Abbiamo superato una serie di scogli, ma ormai vediamo la fine». Un percorso lungo e tortuoso: basti pensare che la sola Variante era in stand by dal dicembre 2009, in attesa degli esami sulle dieci osservazioni presentate da privati cittadini e aziende. Che in sostanza chiedevano di rivedere l'inclusione dei propri terreni in aree a rischio idraulico, con tutte le limitazioni che questo comporta alle attività che si possono svolgere in quelle zone. Solo una domanda su dieci è stata accettata: quella della Gelateria Paradiso, la cui area era definita ad "elevato rischio idraulico", mentre adesso, a seguito dei lavori compiuti in questi anni, non risulta più interessata da alcuna inondazione. Alla Società Carbonati Apuani non è andata altrettanto bene: i lavori al torrente Carrione sono ancora in corso, e il rischio idraulico per loro non può essere ancora ridimensionato, come l'azienda avrebbe voluto. Il nuovo studio - l'utimo di una serie, dall'alluvione del 2003 in poi - sono stati condotti dall'azienda Physis di Firenze, e si sono concentrati in particolare sulle aree attorno ai Torrenti Parmignola e Fossa Maestra. Uno studio che ha sottolineato come vi siano ancora zone critiche, che presentano una pericolosità idraulica molto elevata (Pime) e elevata (Pie). Le prime sono quelle per cui si prevede un "tempo di ritorno" degli allagamenti inferiore ai 30 anni, le seconde tra 30 e 200 anni. "Tempo di ritorno" è una misura statistica, che semplicemente indica l'intervallo di tempo prevedibile tra due eventi catastrofici. Nello specifico, il Parmignola fa paura nella zona subito a monte dell'Aurelia e della Ferrovia Genova - Roma. Ma è a valle della A12, alla Battilana, in corrispondenza dei fossi Carlone e Marchetti, che si presenta la situazione più critica. Qui infatti si affollano diversi canali, come il Fosso Carlone e il Fosso Marchetti, con una sezione molto piccola e quindi poca portata, che difficilmente riuscirebbero a convogliare le acque in caso di pioggia abbondante. Altri presentano addirittura tratti in contropendenza, come il Fosso dei Due Canali Est. Uno scenario dominato dalla presenza della Fossa Maestra, che ha in questo tratto una scarsa pendenza, e in cui confluiscono in un breve tratto diversi altri fossi come Due Canali Ovest e della Macchia. Sotto attenzione anche i Canali Bolfano e Caviola, per cui sono state riscontrate criticità in corrispondenza dei ponti che li attraversano, in particolare quelli di via Caviola e via Fosdinovo. Per tutte queste aree, il tempo di ritorno è di circa 20 anni e i "battenti idraulici" - ovvero l'altezza che l'acqua può raggiungere prima di iniziare a defluire - variano tra 50 cm e il metro e mezzo. Una serie di considerazioni che sono oggi sulla scrivania dell'Autorità di Bacino, a cui spetta l'ultima parola prima di varare il tanto atteso Piano Strutturale, fondamentale strumento di gestione del territorio che diventerà la base per le scelte urbanistiche future.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google