Qui l'acqua resta pubblica: i sindaci accettano l'esito del referendum
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Contatori dellacqua in un condominio Ieri la decisione politica dell'Ato, a settembre la delibera Zubbani: fiducia a Gaia ma restano i problemi finanziari
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CARRARA. Vade retro privato. L'acqua resta gestita "in house" da Gaia, resta pubblica. Così ha deciso ieri all'unanimità l'assemblea consortile dell'Ato (ambito territoriale Toscana Nord): cioè i sindaci, che hanno tenuto conto degli esiti del referendum del 12 e 13 giugno scorsi. E' stato stilato un ordine del giorno su proposta del sindaco Angelo Zubbani. Dunque, avanti tutta con la gestione pubblica, e sono stati anche nominati nuovi componenti del consiglio di amministrazione dell'Autorità per ricompletare l'organismo. Oggi dovrebbe uscire la sentenza del Consiglio di Stato per Lucca, che potrebbe riaprire i giochi sul suo ingresso in Gaia. L'ordine del giorno è una posizione politica forte di 33 sindaci presenti su 51, che «considerata l'importanza delle imminenti scelte da compiere e nonostante la prossima soppressione delle Autorità (la scadenza è al 31 dicembre 2011), hanno ricostituito nella sua interezza il cda con la nomina di Fabiano Fini, per i Comuni della Valle della Lima, e Pier Paolo Marchi per il Comune di Massa (incarico da cui si era dimesso a febbraio)». Entro il 30 settembre l'assemblea di Ato dovrà fare la delibera: l'approvazione dell'indirizzo impone il sì di due terzi dell'assemblea al completo (come sindaci e quote). Ma il voto appare scontato, «perché - come spiega Zubbani - oggi c'è stata un'assuzione unanime anche dei Comuni del centrodestra, che hanno accettato l'esito referendario. Rimangono i problemi economico-finanziari, per cui a settembre decideremo anche come sostenere il percorso in house, i Comuni non possono ritare fuori altri euro, occorrono banche e altre manovre». E balzelli tariffari sulla testa dei cittadini? per ora non si sa. Di certo c'è che l'Ato ha preso atto del referendum: l'eliminazione dell'obbligo della privatizzazione della società di gestione del servizio idrico, e l'abrogazione (al comma 1 dell'art. 154 del D.Lgs n. 152/2006) della parte riferita a "l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito" tra le componenti che concorrono alla determinazione della tariffa. L'ordine del giorno è stato approvato dai 33 sindaci in assemblea, che corrispondono alle quote consortili pari al 72,72%. I rappresentanti dell'assemblea consortile impegnano il presidente e il consiglio di amministrazione dell'Ato acque «ad effettuare gli approfondimenti e le valutazioni tecnico giuridiche sul percorso da seguire per il consolidamento e l'estensione territoriale e temporale dell'attuale gestione in house sul territorio dell'ambito da parte della società Gaia nell'ottica di un miglioramento del servizio». Impegno anche per il «mantenimento e consolidamento dell'attuale affidamento in house a Gaia» e per chiedere alla Regione il «sostegno per l'attuazione di questo percorso». «L'assemblea dei sindaci ha quindi confermato la fiducia nell'ente posto alla regolazione e al controllo del servizio idrico integrato». Un po' di storia: nel 2005 la società mista, nel 2007 la riconversione in hause, nel 2010 la strada del socio privato. «Ora - dice Zubbani - l'Ato deve ricorreggere l'indirizzo e tornare alla gestione interamente pubblica, dovrà deliberarlo a settembre l'assemblea. C.C.
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