Il Tirreno

Incendio devasta l'impianto ErreErre del Cermec: nessun pericolo per la salute

Incendio devasta l'impianto ErreErre del Cermec: nessun pericolo per la salute

Nella notte ha preso per fuoco per cause ancora da chiarire l'intero impianto ErreErre (riciclaggio rifiuti) del Cermec di Massa. L'Azienda pubblico-privata era stata da poco dichiarata fallita ed è al centro di un'inchiesta. Tecnici Arpat al lavoro nella zona

3 MINUTI DI LETTURA





Un incendio ha distrutto gran parte dell'impianto ErreErre per la produzione di bricchette dal riciclaggio di rifiuti. È successo questa mattina, poco prima delle 5, nella zona industriale tra i comuni di Massa e Carrara. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Massa e di Lucca, carabinieri, i Noe nucleo ambientale dei carabinieri di Firenze. E anche il sindaco di Massa Roberto Pucci, quello di Carrara Angelo Zubbani, il presidente del Cermec Ugo Bosetti. In prefettura si è tenuto un vertice con vigili del fuoco, Arpat, Comuni, presidente del Cermec ed ErreErre Bosetti: escluso il rischio sanitario, la nube si è dissolta e non c'è stato bisogno di evacuare la zona.

"NESSUN RISCHIO PER LA SALUTE"
«Nessun problema ambientale, nessun pericolo per la salute della popolazione». Lo ha detto il vice prefetto vicario della provincia di Massa Carrara Valerio Massimo Romeo dopo il vertice. «Capisco la paura dei cittadini che hanno visto una nube nera uscire dall'impianto, ma i tecnici di Arpat e Asl hanno assicurato che nessuna sostanza tossica si è sprigionata dalle fiamme». «Invito tutti alla calma», ha aggiunto Romeo anche in riferimento all'allarmismo che si stava diffondendo nella zona.

LE INDAGINI

Al momento non è chiaro se si è trattato di un incendio di origine dolosa, anche se l'ipotesi è molto probabile: le fiamme si sono sviluppate dalla fossa di conferimento rifiuti per estendersi ai biofiltri sul tetto. Si tratta di grandi vasche in materiale naturale per l'abbattimento dei cattivi odori. All'interno dell'impianto si trovavano rifiuti urbani secchi e scarti di materiale plastico già trattato, quindi, a quanto pare, senza contenuto di diossina. Distrutti macchinari e circa 50 tonnellate di frazione secca costituita per il 50% da Pet e per il 50% di plastica in generale. All'interno dell'impianto erano stoccate circa 400 tonnellate di materiale.

In queste ore è in corso anche la stima dei danni all'interno dell'impianto, sotto sequestro dal maggio scorso dopo un'inchiesta della magistratura sui finanziamenti europei che ne permisero la costruzione. Nei giorni scorsi il tribunale ha dichiarato il fallimento dell'azienda di proprietà pubblico-privata e i macchinari, del valore di centinaia di milioni di euro, sarebbero stati messi all'asta entro breve. La Erre Erre era controllata per il 51% dal Cermec (società pubblica dei Comuni di Massa e di Carrara e della Provincia) e per il restante 49% del capitale dalla Delca.

PROCURATO ALLARME?

Dopo l'incendio che ha distrutto l'impianto della ErreErre i residenti della zona industriale hanno tempestato di telefonate le redazioni dei giornali e i Comuni di Massa e Carrara, allarmati da voci che consigliavano l'evacuazione dalle case. In particolare sembra che le forze dell'ordine stiano cercando di intercettare un mezzo di trasporto (forse un'Ape) dal quale con megafono l'autista avrebbe consigliato alle persone di chiudersi in casa, o di rifugiarsi in montagna, per il pericolo di fumi tossici. Anche l'ufficio stampa di Cermec ha ricevuto una telefonata dal commissariato di Carrara, con la quale gli agenti si assicuravano che nessun loro mezzo stesse avvertendo i cittadini di qualche pericolo.

IL PRECEDENTE

Grande è stata la paura tra i residenti della zona quando hanno visto la colonna di fumo nero levarsi da una delle fabbriche della zona industriale. La memoria è subito corsa all'incidente della Farmoplant: nel luglio 1988 la fabbrica di materiale chimico esplose e circa 40 mila persone furono evacuate.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera